(il trattino non è una casualità) La nostra attenzione rimane sveglia per 3 minuti. Questo è il prodotto di una società che ci spoglia di responsabilità e di capacità critica. Privati di onestà intellettuale, accettiamo notizie come prodotti impacchettati e indiscutibili. IN - FORMAZIONE nasce per grattare via i calli dal cervello, proporre la conoscenza come processo in divenire creato dalla partecipazione.
10 dic 2008
ABSOLUTE POESIA

Sophie, io non so cosa sia quella cosa che tu chiami «Rivoluzione», ma puoi festeggiare quel giorno di maggio. Possediamo questo ricordo mentre tanti altri ricordi sono stati cancellati, scariche della nostra collera che non hanno lasciato tracce...! E avere questo è meglio che non averlo. E' meglio averlo fatto. E poi, Sophie, chiamalo come vuoi e fanne quel che vuoi. La Storia non merita di più.
(Patrick Chaamoiseaux)
8 dic 2008
solidarietà con i compagni greci contro il terrorismo di stato
http://solleviamoci.wordpress.com/2008/12/07/grecia-dietro-gli-scontri-fotografia-di-un-paese-pieno-di-contraddizioni/
(per uno sguardo d'inisieme sulla situazione politica greca)
IL PRIMO DELLA CLASSE

Il primo della classe non si sporca mai le mani, lui usa la lingua.
Il primo della classe diventa direttore di testata. Diventa Giordano, Riotta, Vespa, Belpietro. Il primo della classe ha sempre uno stipendio da primo della classe.
Il primo della classe diffama senza diffamare, informa senza informare, ruba senza rubare.
Il primo della classe vuole la riforma della giustizia, ma non vuole farsi processare. Si chiama D’Alema o Berlusconi. E’ un primo della classe trasversale.
Il primo della classe diventa Presidente della Repubblica, fa il capo del CSM, lascia al loro destino De Magistris e la Forleo.
Il primo della classe se ne frega della legge Parlamento Pulito ferma in Senato, ma è molto attento alla dichiarazione dei redditi di Grillo.
Il primo della classe scrive sui giornali grazie ai contributi pubblici.
Il primo della classe si volta sempre dall’altra parte, dalla sua parte.
Il primo della classe crede a Mediaset, alla RAI e a Eugenio Scalfari e si sente tanto una brava persona.
Il primo della classe è il primo a sapere, ma anche il primo a finire a Hammamet.
Il primo della classe ignora i 98 miliardi di euro che le concessionarie devono allo Stato, ma parla bene della social card e del governo.
Il primo della classe fa analizzare la Biowashball dal CNR (è come se per attaccare Michael Moore la CNN si rivolgesse al MIT), ma non la diossina di Taranto.
Il primo della classe è il primo a fottere lo Stato, ma con eleganza, senza parolacce e con il vestito giusto.
Il primo della classe diventa imprenditore CAI, licenzia 12.000 persone, lascia alcuni miliardi di debiti allo Stato, ma è un patriota.
Il primo della classe è spesso un concessionario di roba nostra, strade, acqua, energia. Una concessione tra pari, fatta da altri primi della classe. Non si diventa il primo tra i primi della classe senza le concessioni radiotelevisive.
Il primo della classe è preoccupato per il debito pubblico che lui stesso ha creato come ministro dell’Economia, se dice di comprare i BOT e i CCT è perché è una persona responsabile.
Il primo della classe paga le tasse, ma sempre lo stretto necessario.
Il primo della classe ha bisogno di un popolo di servi o di ignoranti per vivere alla grande.
Il vero primo della classe mente a sé stesso così bene da crederci e si offende se qualcuno lo mette in dubbio.
Il primo della classe vede la pagliuzza negli occhi degli altri, ma ignora la trave sulla quale è seduto.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
dal blog di Beppe Grillo
http://www.beppegrillo.it/2008/12/i_primi_della_c/index.html?s=n2008-12-07
5 dic 2008
NOSTALGIE DI SINISTRA
4 dic 2008
SULLE "CLASSI PONTE"
Un linguista ha fatto recentemente osservare la particolarità del concetto EMERGENZA: esso designa in un'unico atto di significazione una "condizione oggettiva della realtà" e, contemporaneamente, lo "stato emotivo conseguente a percezione di tale condizione". secondo me è qui che gioca gran perte della strategia.
La norma, passata già alla camera, parla di "immigrati di ingresso recente in italia" che sarebbero sottoposti al "test di competenza linguistica". Già emerge una componente "spettacolare" del provvedimento in questione: l'immigrato da anni in italia, bocciato già due volte alle elementari, non potrà fruire di alcuno dei mirabolanti strumenti messi in opera dal governo per "affrontare il problema integrazione".
Il discorso dell'onorevole è: bisogna evitare che ci siano classi con l'ottanta per cento di stranieri (i quali, rallenterebbero il progresso dell'apprendimento dei "programmi" da parte dei bambini italiani). Quindi, prendiamo tutti gli stranieri e mettiamoli insieme, ad imparare la lingua. Perchè, nel frattempo, i genitori continuano a "scappare" dalle classi con l'ottanta per cento di immigrati (su questo non ho dati precisi, ma non stento a credere che sia un fenomeno rilevante). Allora si vede che il problema non è un deputato o una ministra, ma tutta la società, la sua deriva immunitaria e autoimmunitaria, la paura e l'incomunicabilità, la separazione.
In qualche misura, anche il concetto stesso che "a scuola si va per imparare" andrebbe decostruito, sottoposto ad una critica demolitrice. (Ma il mondo delle classi medie occidentali è alla fine. Questa fine durerà tanto o poco, ma è un'agonia. Il dispositivo immunitario della segregazione, della preservazione della nostra identità, è uno degli strumenti che si possono mettere in atto in un momento di decadenza. Tutto questo finirà. Ciò che verrà dopo non sarà meglio).
Ma il punto è, sempre al livello di discorso, non certo di "effetto concreto", il quale richiederebbe un'analisi ben più profonda: il leghista dice: difendere la nostra cultura e la nostra identità. Ma cosa ho io in comune con lui? io credo, affermo con certezza, che non c'è la minima cosa che io e lui troveremmo in comune da insegnare ai nostri figli, neanche il modo per evitare che mettano i diti nei buchi della corrente. Nè, di certo, la mitologia della battaglia di Lepanto
2 dic 2008
Femminismo a Sud

Dalla presentazione del Disegno di Legge Carfagna sulla prostituzione e con le ordinanze di tanti Sindaci in Italia si è creato un pericoloso clima di intolleranza verso tutte le persone che si prostituiscono. Insieme al ddl si sono avviate campagne politico-mediatiche per alimentare l’allarme sociale e la paura dei cittadini. Sulle persone socialmente “deboli” (della cui sicurezza non ci si preoccupa), si vuole oggi indirizzare l’insicurezza e la paura della gente facendole diventare il capro espiatorio su cui sfogare le frustrazioni di un Paese che sta impoverendo in tutti i sensi. La “sicurezza” sta diventando l’abbaglio e il pretesto per escludere e discriminare i più “deboli”, i “diversi” e gli “stranieri”, nei confronti dei quali sono aumentate aggressioni, violenze, discriminazioni che si fanno passare come normali, endemici e scontati atti di violenza metropolitana, sottacendone l’origine razzista, sessista, omo-transfobica.
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http://femminismo-a-sud.noblogs.org/