9 feb 2009

LA FINE DELLA DEMOCRAZIA



Eluana non c'entra. E' un pretesto per sfiduciare la Presidenza della Repubblica. La sua funzione di controllo e di garante della Costituzione. E' un braccio di ferro, forse un braccio di merda. Lo psiconano non vuole più nessuno che lo intralci nella sua marcia di occupazione delle istituzioni. Napolitano non ha firmato il decreto legge. Il Consiglio dei ministri allora lo scavalca con un disegno di legge identico al decreto. Dovremo ricordarci chi lo ha votato. Un giorno potremmo procedere contro di loro per attentato contro lo Stato.
Il disegno di legge verrà proposto al Parlamento dei burattini di Arcore che lo approverà. Il disegno di legge è incostituzionale? Si cambierà la Costituzione! Nessun primo ministro europeo farebbe, direbbe quello che dice, quello che fa questa bombetta a orologeria della democrazia. Eluana potrebbe procreare? Eluana potrebbe sopravvivere per tre, quattro giorni al digiuno forzato come Pannella? Io sono un comico, ma chi pronuncia queste parole è solo un pover'uomo.
Schifani è stato contingentato in una corsa contro il tempo per l'approvazione del disegno di legge al Senato. Il Presidente del Senato agli ordini dello psiconano. Ma non vi rendete conto che è una farsa? Che Eluana è un'informazione di distrazione di massa? Ogni giorno una nuova, pessima notizia. Non è sufficiente difendersi dal crollo dell'economia, occuparsi dei mille problemi quotidiani. Non basta. Ogni giorno che Dio manda in terra dobbiamo difenderci da una nuova legge, un decreto, un emendamento, un esproprio dei nostri diritti civili.
I nostri dipendenti operano senza sosta per mettersi al sicuro dalla magistratura e dalla resa dei conti. E' spossante e anche umiliante per un cittadino vivere in Italia. In tutto il mondo si cerca di fronteggiare la crisi, questi politicanti, ex fascisti, ex leghisti, piduisti a tempo pieno usano la crisi per rafforzare il loro potere ed eliminare gli altri, dalla magistratura, al Parlamento, alla Corte dei conti, alla presidenza della Repubblica.
Hanno fretta, una maledetta fretta. Sentono gli zoccoli dei bisonti, la cascata del Niagara che aspetta l'Italia. non vogliono fare la fine di Ceaucescu, ma neppure quella di Bottino Craxi. Il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato "prospettive tetre" per l'Italia. Tetre, un termine da Dario Argento, da film dell'orrore. Vogliono mettere l'esercito sul ponte del Titanic e fuggire con le scialuppe di salvataggio.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?).Noi neppure.

da www.beppegrillo.it

7 feb 2009

FUORI LEGGE di Alessandro Dal Lago

È come se la politica della sicurezza in Francia fosse dettata da Le Pen. Le misure approvate al Senato descrivono il baratro in cui è caduta l'Italia, oggi il paese occidentale in cui una parte consistente della popolazione residente è letteralmente perseguitata in nome di un'ideologia xenofoba e del ricatto della Lega. Da oggi, la discriminazione degli stranieri diventa stigma ufficiale, un marchio legale impresso sull'esistenza, sui corpi e sulle possibilità di vita di chi è già privo di diritti, escluso o marginale. Una vergogna che ci coinvolge tutti e che rende oscena ogni mediazione tra opposizione e maggioranza, anche su qualsiasi altro argomento. Intendiamoci. Con queste misure, il governo va a caccia di guai e di ulteriore riprovazione internazionale. La possibilità per i medici di denunciare i clandestini non potrà che ripugnare alla coscienza umana e professionale di chi si sente vincolato al giuramento di Ippocrate. Non è difficile prevedere su questo punto una vasta obiezione civile. Quattro anni di carcere a chi si è sottratto all'espulsione significano intasamento degli uffici giudiziari e delle carceri, nonché nuove prigioni e Cpt. La tassa sul permesso di soggiorno è una gabella rivoltante che una società opulenta impone a chi cerca solo di sopravvivere con il proprio lavoro. Le ronde, armate o disarmate che siano, sono uno scotto pagato alla brama di delazione e di menare le mani che spira direttamente dalle osterie lombarde. Quanto al registro dei senza tetto, eccoci tornati al virtuale imprigionamento dei poveri dell'Inghilterra settecentesca. Sono norme grottesche e in larga parte inattuabili, ma che diffonderanno il terrore tra chi vive già nell'angoscia dell'esclusione. Misure indegne della costituzione. E vedremo se passeranno il vaglio delle supreme autorità. In ogni caso, dimostrano ampiamente quanto abbiano ragione, in Brasile o in Francia, quelli che dubitano della giustizia italiana. Una volta di più, la responsabilità di questa inarrestabile deriva razzista non è esclusivamente della destra. Se un partito xenofobo impone le sue ossessioni a gente che ha la faccia tosta di proclamarsi cattolica o liberale, è perché sente il consenso di fondo di gran parte del ceto politico, compreso quello che è minoranza in parlamento. Magari non sulle singole norme, ma sulla cultura che le sottende. L'oscena equazione «insicurezza uguale immigrazione», lo strepito bipartisan che ha visto metter alla gogna lavavetri, mendicanti, marginali, ambulanti e così via. Un consenso che non evita all'opposizione un declino inarrestabile, in un paese che si contorce senza fine nella paura.

www.ilmanifesto.it

6 feb 2009

incontri ravvicinati

Un bambino dell'età apparente di 8 o 10 anni viene portato al carcere minorile perchè trovato per strada, a un incrocio, perchè cerca di vendere qualcosa, e perchè ha cercato di sfuggire ai poliziotti. Il bambino è privo di documenti e non fornisce alcun nome credibile. Prima dice di chiamarsi Dumbo, poi Topolino, poi Paperino, poi John: dice di essere americano, ma sembra arabo, poi si dichiara francese (ma secondo gli operatori del carcere, potrebbe esere slavo). Una volta dice di venire da Roma, poi dalla Svizzera, poi dall'America, infine, sempre secondo gli operatori del carcere, inizia a "delirare": "Sono un extraterrestre, vengo dallo spazio!". E da allora continua sempre a dire che è extraterrestre. Un giorno il bambino confida a un'assistente sociale che è divenuta sua amica: "ma perchè invece di essere extracomunitario non posso essere extraterrestre?"

(da S. Palidda, "verso il fascismo democratico")

4 feb 2009

la bocca troppo larga

http://www.youtube.com/watch?v=iyMrlkT3mio&feature=related

da "il mare dentro", di Amenabar

TENTA IL SUICIDIO. PROCESSATO: PAGHI LE LENZUOLA

Disperato, senza orizzonti, solo con i suoi pensieri in quella cella. Il detenuto curdo decide di farla finita, riduce due federe a striscioline, si mette il cappio al collo. Ma ecco che le guardie del carcere triestino del Coroneo intuiscono la situazione, e all'ultimo momento lo salvano.

Storia a lieto fine? Sì, ma con multa. Lo Stato italiano rivuole i soldi delle federe. Sette euro. L'aspirante suicida, che nel frattempo è uscito di prigione e ha anche ottenuto asilo politico, rimborsa il dovuto e pensa che sia finita lì. E invece no. L'ingranaggio micidiale ormai si è messo in moto, come racconta Il Piccolo di Trieste. Sarà pure stato depresso e incline a lasciare questo mondo ma il curdo ha fatto a pezzi quelle due federe. Un magistrato lo rinvia a giudizio per danneggiamento aggravato. La motivazione è molto severa: "Con coscienza e volontà distruggeva un bene della Pubblica amministrazione".

In primo grado i giudici si convincono che non bastano i sette euro già risarciti, ci vuole una sanzione, deve rimanere agli atti che anche chi si suicida ha degli obblighi da rispettare, non può usare impunemente beni di proprietà altrui solo perché pressato dall'emergenza. Alla fine quantificano la multa: 30 euro.

Basta così? No, si va avanti. E' storia di pochi giorni fa. Il difensore del curdo ricorre in appello e chiede, in sintonia con il rappresentante della Procura generale, che il suo cliente venga assolto. In fondo, la situazione in cui si è prodotto il reato, cioè il danneggiamento delle federe, era stata drammatica, il detenuto si trovava in uno stato di evidente prostrazione, aveva deciso di porre termine ai suoi giorni, si era guardato intorno e quelle due federe gli erano sembrate l'unico modo di attuare l'insano proposito...

Tre magistrati si riuniscono in Camera di consiglio e discutono fra di loro del caso. Consulto delicato, forse anche tormentato. L'arringa dell'avvocato e la disponibilità dell'accusa non fanno breccia. La legge è la legge. Il curdo non può essere assolto. Arriva una nuova condanna. Però una crepa si è aperta. In appello la multa viene ritoccata: invece di trenta euro, ne bastano, a saldare il conto, venticinque. E' presto per conoscere le motivazioni della sentenza ma non appena arriverà non è affatto escluso che la faccenda delle federe approdi in Cassazione. E poi dicono che la giustizia non funziona.

da www.repubblica.it

LA FUGA



A Davos si siuniscono in questi giorni i responsabili della finanza mondiale. Tra di loro c'è anche il ministro Tremonti, chiamato Tremorti dai risparmiatori italiani consapevoli.
Un giornalista americano gli ha fatto un'intervista. Fino a quando è rimasto su argomenti generici come "Cos'è la finanza etica?" o "Che differenza passa tra una good bank e una bad bank?", Tremorti ha risposto con la consueta profondità di pensiero. Quando però il giornalista gli ha domandato se Unicredit riceverà degli aiuti dallo Stato, Tremorti è prima sbiancato e poi si è dato alla fuga. Guardate il filmato. Si vede Speedy Tremonti e il giornalista paralizzato con il microfono in mano. E' uno spettacolo.
Vademecum per i giornalisti stranieri che vogliono intervistare Tremorti.
Parole da non nominare che lo inducono alla fuga:

- Geronzi
- Alitalia
- Debito pubblico
- Finanza creativa
- Rientro dei capitali dall'estero
- Unicredit, ma anche Banca Intesa San Paolo
- Conti dormienti
- Trasparenza bancaria
- Conflitti di interessi
- Falso in bilancio
- Elusione fiscale
- Condoni
- Parmalat
-Tango bond
- Draghi
- Default dello Stato italiano
- Fallimento dei Comuni italiani
- INPS
- Crescita del PIL nel 2009, ma anche nel 2010
- Asta 2009 dei titoli di Stato

Tremorti si sta allenando. Lo scatto felino che ha esibito di fronte al giornalista non nasce dal caso, ma è frutto di lunghi allenamenti nei prati di Arcore con lo psiconano. Quando gli italiani gli chiederanno perchè il Paese è finito in default sarà pronto alla fuga. Dalla sua Sondrio su per lo Stelvio verso l'Austria in cui si dichiarerà rifugiato politico.

da www.beppegrillo.it

2 feb 2009

GIUSEPPE GATì



Un ragazzo è morto fulminato mentre lavorava. Si chiamava Giuseppe Gatì. A lui ho dedicato il primo post dell'anno. Mi aveva colpito il suo grido disperato a favore del giudice Caselli e del pool antimafia nell'indifferenza e nell'ostilità di decine di persone. Giuseppe fu bloccato, identificato e trattenuto per ore in una stanza. E' stato riportato che la sua morte è dovuta a un incidente e che è stata aperta un'inchiesta. Il blog ne seguirà gli sviluppi.
Mentre scrivo ho in mente le parole della "Canzone del maggio" di Fabrizio De Andrè:
"E se credete ora - che tutto sia come prima - perché avete votato ancora - la sicurezza, la disciplina - convinti di allontanare - la paura di cambiare - verremo ancora alle vostre porte - e grideremo ancora più forte - per quanto voi vi crediate assolti - siete per sempre coinvolti...".
Ieri è stato inserito un commento dedicato a Giuseppe che riporto.

"Stamattina Giuseppe Gatì è morto.
Incredibile, vero? Noi l’abbiamo visto con i nostri occhi e ancora non ci crediamo.
Giuseppe è morto mentre lavorava: era andato a prendere il latte da un pastore ed è morto fulminato mentre apriva il rubinetto della vasca refrigerante del latte. E’ morto dentro una bettola di legno, sporca.
E’ morto un amico, una persona pulita, con sani principi. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa che raro fiore fosse.
Voleva difendere la sua terra, non voleva abbandonarla, era rimasto a Campobello di Licata, un paesino nella provincia di Agrigento che offre poco e dal quale è facile scappare. Lavorava nel caseificio di suo padre, con le sue “signorine”, le sue capre girgentane, che portava al pascolo. Era un ragazzo ONESTO, con saldi principi volti alla legalità e alla giustizia. Aveva fatto di tutto per coinvolgere i dormienti giovani Campobellesi, affinchè si ribellassero contro questa società sporca e meschina.
Era troppo pulito per vivere in mezzo a questo fetore e a questo schifo.
Aveva urlato “VIVA CASELLI! VIVA IL POOL ANTIMAFIA!” era stato anche criticato per questo, ma aveva smosso queste acque putride e stagnanti che ci stanno soffocando.
Era un ragazzo dolcissimo, dava amore, desiderava amore.
Suo padre oggi ha detto, distrutto dal dolore, in lacrime: “Sono sempre stato orgoglioso di mio figlio, anche se a volte ho dovuto rimproverarlo, solo perchè mi preoccupavo per lui. Ma sono orgoglioso di lui per tutto quello che ha fatto.” Giuseppe questo lo sapeva.
Anche noi, Alessia, Alice e tutti i suoi amici siamo orgogliosi di lui. Non sappiamo come esprimere il nostro dolore. Ancora non riusciamo a crederci.
Vi lasciamo con le sue parole:
'E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci'."

fonte www.beppegrillo.it