(il trattino non è una casualità) La nostra attenzione rimane sveglia per 3 minuti. Questo è il prodotto di una società che ci spoglia di responsabilità e di capacità critica. Privati di onestà intellettuale, accettiamo notizie come prodotti impacchettati e indiscutibili. IN - FORMAZIONE nasce per grattare via i calli dal cervello, proporre la conoscenza come processo in divenire creato dalla partecipazione.
7 lug 2012
27 mag 2012
Undici tesi per una genealogia della scuola pubblica
16 dic 2010
NON E' CHE UN INIZIO

Infiltrati o no, quello del 14 dicembre non sarà un episodio isolato. Altre automobili bruceranno, altre banche verranno attaccate, altri simboli verranno infranti. Il popolo tutto intorno, in manifestazione, urlerà di gioia e di soddisfazione. Non potrete, voi giornalisti, politici "amici", questori, distinguere i buoni dai cattivi. Tutti esulteranno quando la loro rabbia avrà distrutto i simboli di quest'ordine di cose.
Alcuni non possono capire questa esplosione di rabbia. I partiti "amici" per esempio, che credono di poter usare il movimento come manovalanza di piazza ma hanno rinunciato a rappresentare il conflitto nella società, non potranno capire. Chiederanno di stare calmi. Peggio: tenteranno di dividerci in "buoni" e "facinorosi", inventandosi degli estremisti su cui scaricare la colpa.
No. Noi rispondiamo loro che non ci sono buoni e cattivi. Che loro non possono capire la nostra rabbia perchè quella società immaginaria in cui vivono, l'abbiamo visto e dimostrato, non esiste più. Quella società pacificata, senza più lotta di classe, senza più dominati e dominanti, senza più sfruttati e sfruttatori, in cui hanno cercato di farci credere, beh, non esiste più. Noi l'abbiamo visto e l'abbiamo dimostrato.
Lo abbiamo visto quando le forze dell'ordine ci hanno attirato in trappola e provocato in Piazza San Giovanni, picchiando signore in carrozzina e caricando studenti - fino a quel momento - pacifici.
Lo abbiamo visto quando i deputati si spintonavano in aula, poi andavano a votare a testa bassa, nascondendosi per la vergogna, arraffando accordi per università private di proprietà o devolvendo fondi alle scuole dei preti mentre, dicono, c'è la crisi.
Lo abbiamo visto bene parlando con i ricercatori, con gli operai, con gli insegnanti precari, con gli immigrati sfruttati e costretti alla clandestinità.
Lo abbiamo visto bene chi sono gli sfruttatori, quali sono gli interessi delle classi dominanti, chi sono i provocatori.
Si aggira per l'Europa una generazione che nella mediazione politica vede solo il calcolo cinico di interessi individuali, che si sommano a formare maggioranze che non incarnano alcuna idea, ma solo gli accordi untuosi di viscidi opportunismi.
Si aggira per l'Europa una generazione che nel futuro vede solo precarietà, nessuna prospettiva di realizzazione personale, nessuna prospettiva di mobilità sociale, diritti che si trasformano in privilegi per ricchi e governi che pensano a salvare le banche tagliando il welfare.
Si aggira per l'Europa una genrazione che nelle forze dell'ordine vede solo i sicari assoldati dai ricchi per fare piazza pulita delle diversità.
Beh, signori, questo non è che un inizio. Voi non capirete, o farete finta di non capire, e altra violenza verrà. E noi diremo che è giusta.
Siamo noi la vostra crisi.
13 ott 2010
29 set 2010
BARZELLETTE
20 giu 2010
auguri di un buon compleanno.
Un appello di Aung San Suu Kyi
Il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi domani compirà 65 anni. Un compleanno che a Rangoon sarà celebrato in sordina, all’interno della casa-prigione in cui la leader dell’opposizione birmana ha vissuto negli ultimi vent’anni quasi ininterrottamente.
I suoi compagni di partito, la Lega nazionale per la democrazia (Nld), recentemente costretta a sciogliersi, si riuniranno per renderle omaggio da lontano, non essendo autorizzati a farle visita.
Per l’occasione dalla Birmania arriva un appello al mondo occidentale che U Win Tin, amico di Aung San Suu Kyi, ha fatto arrivare all’Independent: “Voglio ripetere e dare eco alle sue stesse parole: ‘Per favore, usate la vostra libertà per promuovere la nostra’, e vorrei anche aggiungere che noi birmani abbiamo sete di libertà e stiamo aspettando che qualcuno, sia esso una persona, un paese o un’istituzione, ce la porti”.
La Birmania si prepara alle elezioni, in programma entro la fine del 2010, che a detta della giunta militare al potere saranno la pietra miliare della democratizzazione del paese, mentre per gli osservatori esterni serviranno solo a cementare il potere degli attuali dittatori.
10 mag 2010
DRAQUILA
2 mag 2010
PRECARI DEL CALL-CENTER UNITEVI
10 apr 2010
una casa perduta, di alessandro sanna
7 mar 2010
le carriole
L'Aquila, la protesta delle carriole "Rimuoviamo le macerie dal centro storico"
L'appello dei comitati per la prossima domenica: "Utilizzeremo anche i picconi"
L'ombra della mafia su una ditta incaricata di sgomberare i detriti
L'AQUILA - La rivolta delle carriole. Gli aquilani le useranno, domenica prossima, contro le macerie. In centinaia, forse migliaia - secondo gli auspici dei comitati cittadini che hanno indetto la manifestazione - si ritroveranno, di nuovo e per protestare, nel centro storico soffocato dai detriti. Stavolta però, proveranno a risolvere il problema da soli, almeno simbolicamente. Con le loro mani e con le carriole, appunto. "Utilizzeremo anche i picconi, se necessario - commenta Mattia Lolli, uno degli esponenti del comitato 3e32 che si occupa dell'organizzazione della protesta - Del resto, è l'unica soluzione. È trascorso un anno e le macerie sono ancora lì, mentre Comune e Protezione Civile si rimpallano le responsabilità. Non è giusto. Dobbiamo dare un segnale forte. Si è parlato di efficientismo all'Aquila nel post-terremoto, mentre il problema più evidente e semplice da risolvere, come lo smaltimento degli effetti del terremoto, è rimasto lì, sotto gli occhi di tutti noi. Con il complice silenzio dell'informazione televisiva che ha raccontato la favola della ricostruzione felice". E così, tra le vie della "città provvisoria", tra i palazzi dell'emergenza finanziati dal governo, la manifestazione di domenica già la chiamano "la rivolta delle carriole". L'appuntamento è alle ore 10 in piazza Duomo. Sarà la terza protesta organizzata negli ultimi quindici giorni all'Aquila. Intanto, ieri mattina è scattata la protesta di 130 commercianti aquilani che nonostante il terremoto e la paralisi delle attività sono costretti a pagare la tassa di occupazione di suolo pubblico.
E se per gli aquilani le macerie sono un problema da risolvere, per la criminalità organizzata - secondo un rapporto presentato alla commissione parlamentare Antimafia dal prefetto dell'Aquila, Franco Gabrielli - rappresentano un affare. Nelle carte spunta anche l'assegnazione diretta da parte del Comune dell'Aquila ad una ditta aquilana (senza gara d'appalto ed utilizzando la normativa dell'urgenza) dei lavori per lo smaltimento delle macerie. Un affare da 50 milioni di euro.
"La società in questione (T&P S. r. l) - è scritto rapporto - un mese dopo l'aggiudicazione si è modificata sensibilmente, con l'ingresso di un nuovo socio con legami con altre società, in una delle quali (l'Abruzzo Inerti S. r. l. di L'Aquila) vanta partecipazioni la Sicabeton s. p. a. di Roma, operante nel settore del cemento che controlla a sua volta numerose imprese sia in Italia che all'estero; la Sicabeton s. p. a figura nel citato elenco di ditte "a rischio" fornito dalla Direzione Nazionale Antimafia. Difatti, alcune società e personaggi del gruppo in questione hanno formato oggetto delle indagini condotte dal Ros dell'Arma dei Carabinieri di Palermo i cui esiti furono compendiati nel rapporto che nel 1991 fu consegnato al giudice Giovanni Falcone". Non solo. Scrive ancora Gabrielli: "La Sicabeton ed un'altra controllata sono affidatarie di commesse da parte del Dipartimento della Protezione Civile e nei loro confronti è in corso presso la Prefettura di Roma l'istruttoria per il rilascio delle informazioni antimafia". Successivamente, la Procura dell'Aquila ha aperto un'inchiesta e il Comune ha bloccato la gara d'appalto.
23 feb 2010
15 feb 2010
PROSTITUZIONE CIVILE

8 feb 2010
BASTA CON LA STRUMENTALIZZAZIONE RAZZISTA DELLA VIOLENZA SULLE DONNE!

BASTA CON LA STRUMENTALIZZAZIONE RAZZISTA DELLA VIOLENZA SULLE DONNE!
BASTA CON LA GUERRA TRA POVERI!
La fiaccolata di venerdì 22 gennaio organizzata dalla Lega Nord e appoggiata dal PdL si è svolta al grido della consueta e demagogica parola d’ordine di “sicurezza”. Sicurezza, naturalmente, dalle orde di migranti che, secondo gli organizzatori, riverserebbero ondate di criminalità nel centro storico cittadino, in particolar modo a danno delle donne (la cui assenza spiccava tuttavia alla già poco partecipata fiaccolata…).
Ancora una volta la destra modenese fa leva, per le sue campagne razziste, su pregiudizi duri a morire e su dati fasulli e seminatori di odio:
Lega e PdL dichiarano che gli stranieri residenti nel centro storico distruggono vie “un tempo signorili”: lo sanno costoro che è proprio in famiglia, tra le pareti delle case di queste vie signorili che si consuma ben il 94% delle violenze contro le donne, in primo luogo da parte di italianissimi mariti e fidanzati? E sanno che tra i mariti che picchiano, violentano e uccidono le donne la prima categoria professionale rappresentata è quella degli imprenditori, dei dirigenti e dei liberi professionisti, seguita dai rappresentanti delle cosiddette forze dell’ordine e delle forze armate? Alla faccia di chi invoca più polizia per combattere la violenza sulle donne! Sanno infine che i dati ufficiali della questura (pubblicati anche dai giornali locali!) rilevano un calo generale della micro-criminalità a Modena, mentre sono in aumento esponenziale i reati dei colletti bianchi legati all’infiltrazione mafiosa e camorristica nel nostro territorio?
Dove sono le fiaccole della Lega e del PdL contro questo genere di reati? A chi fa comodo spostare altrove l’attenzione, diffondendo la paura, criminalizzando le fasce deboli come i migranti, e facendone un capro espiatorio contro cui riversare l’odio della gente, frustrata e impoverita dalla crisi economica?
Le donne di Rifondazione Comunista sono stanche che la violenza contro le donne sia strumentalizzata per fomentare campagne razziste contro gli immigrati. Anche noi chiediamo sicurezza, ma la sicurezza di una casa, di un posto di lavoro e sul posto di lavoro (tre lavoratori ogni giorno in Italia sono vittime di incidenti gravi o mortali). Anche noi combattiamo la violenza contro le donne: essa tuttavia non è fatta solo di stupri, ma di sfruttamento, di salari inferiori a quelli maschili, di mansioni dequalificanti, di assenza di servizi che fa ricadere sulle donne tutto il peso delle cure parentali, della criminalizzazione del Vaticano nei confronti delle donne che abortiscono, e, non ultima, della mercificazione del corpo femminile intrinseca alla società capitalistica, che fa delle donne un oggetto su cui riversare la violenza della società.
La crisi economica in atto non farà altro che acuire l’insicurezza e la precarietà; anche a Modena i licenziamenti e gli sfratti per morosità continuano ad aumentare. Apriamo gli occhi: è questa la sicurezza che ci aspetta? Le esibizioni della Lega sono solo un diversivo, i nostri nemici non sono gli immigrati, ma un sistema economico che sfrutta in nome degli interesse di pochi le masse, dividendole con la guerra tra poveri!
COLLETTIVO DONNE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA
MODENA
7 feb 2010
l'emergenza dell'oliva dal martini

Bertolaso SpA: il business della Protezione Civile.
25 gennaio 2010 2 Commenti
Bertolaso sale trionfalmente al soglio di imperatore di tutti gli appalti con il decreto legge, varato la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri e adesso in discussione al Senato, che “privatizza” la Protezione civile della nazione trasformandola in una Spa. Altro che la gerarchia dei ministri stilata ufficialmente dal suo mentore Gianni Letta.
Guido Bertolaso, dottore in medicina, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e capo del Dipartimento della Protezione civile, scala di fatto l´ordine protocollare superando in termini di potere reale non solo Frattini, Maroni e Alfano, i primi tre nella classifica lettiana, ma anche Giulio Tremonti, custode dei cordoni della borsa. Perché potrà spendere come vuole un numero imprecisato di miliardi di euro pubblici senza alcun controllo, autorizzazione o rendiconto e, se occorre, con la secretazione, come è avvenuto per il G8 che avrebbe dovuto svolgersi all’isola della Maddalena e fu infine trasferito all’Aquila terremotata.
Potrà spendere ad libitum Bertolaso, non solo per frane, incendi e terremoti, ma per qualunque “Grande evento” sia giudicato degno, nei confini della Repubblica e nell’orbe terracqueo, di un “decreto emergenziale”.
I ministeri tacciano sotto il tallone di Tremonti e la Corte dei Conti si metta l´animo in pace. I controlli sono off limits.
Già soprannominata “Bertolaso Spa” tra i senatori di tutte le parti che stanno esaminando il decreto, la “Protezione civile servizi Spa” diventa di fatto se non il più grande, certamente il più autonomo ente appaltatore della Repubblica, con una quasi totale deroga alle tradizionali norme di legge per i fondi in transito da palazzo Chigi e destinati ai più svariati scopi: dalle gare ciclistiche, alla celebrazione di santi, dai party di Stato ai viaggi del Papa, dalle piscine alle discariche, dal traffico delle gondole in laguna alle regate, dagli alberghi di lusso agli scenari di cartapesta per i vertici internazionali. Come quello – tripudio del kitsch curato da Berlusconi in persona – che fece sorridere i ministri convenuti per il vertice Nato-Russia di Pratica di Mare. Per spingersi prossimamente alla gestione dell’Expò di Milano del 2015 e alle Olimpiadi del 2020 contese tra Roma e Venezia, che Berlusconi e Letta vogliono nelle mani di Bertolaso.
Una macchina di potere così travolgente da spostare ulteriormente dalle sedi dei ministeri e naturalmente del Parlamento e delle Autorità di controllo fino a palazzo Chigi la barra del potere reale della ditta Berlusconi & Bertolaso, che sotto l´ala nobile del Gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta, della cultura dell’emergenza ha fatto una scienza di potere infinitamente più sofisticata rispetto a quella della prima repubblica, che prevedeva complesse “cupole” per la spartizione di favori, potere e ricchezze, magari attraverso i titoli in cui erano convertiti i fondi neri dell’Iri, di cui il sottosegretario Letta ha diretta conoscenza, avendone riscossa a suo tempo una quota pari a circa un miliardo e mezzo di lire.
Sbaglierebbe chi credesse che l’emergenza della “Bertolaso Spa” si sostanzi soltanto nei terremoti, nelle frane, nelle esondazioni, negli incendi, che pure ogni anno non ci fanno mancare niente.
Tutto è ormai emergenza in questo paese: dal quattrocentesimo anniversario della nascita di San Giuseppe da Copertino, celebrato in provincia di Lecce con l´ordinanza “emergenziale” 3356, al congresso eucaristico nazionale, previsto ad Ancona dal 4 all’11 settembre 2011, di cui Bertolaso è già commissario, per ora con una dote di soli 200 mila euro da spendere per la buona riuscita dell’evento. Spiccioli, bazzeccole, pinzillacchere. Ben altri sono gli interessi che sotto la voce “Protezione civile” fanno fluire centinaia e centinaia di milioni. Spesso agli amici e agli amici degli amici.
Tra il 2001, quando Bertolaso venne nominato capo della Protezione civile e i primi cinque mesi del 2009, la presidenza del Consiglio ha emesso 587 “ordinanze emergenziali”, di cui solo una parte riferita a calamità naturali. Il resto a “Grandi eventi”, o presunti tali. Pare che nessun organo di controllo sia in grado al momento di sapere esattamente quanto la coppia “B&B” è riuscita a spendere negli ultimi anni, senza alcuna pastoia o controllo di legittimità. Ma ha prodotto una stima attendibile Manuele Bonaccorsi, autore di un dossier intitolato “Potere assoluto – La protezione civile ai tempi di Bertolaso”, appena pubblicato.
Tra il 3 dicembre 2001 e il 30 gennaio 2006 la presidenza del Consiglio ha varato 330 ordinanze. Di queste, sono pubblici gli stanziamenti di 75 ordinanze, che valgono circa un miliardo e 490 mila euro. Non si tratta di un campione rappresentativo, ma è un dato che consente una stima. Nei cinque anni, tramite ordinanze della Protezione civile, in spregio alle norme sugli appalti e le assunzioni, sarebbero stati spesi 6,5 miliardi. Se si fa il calcolo su 587 ordinanze della presidenza del Consiglio in meno di nove anni, si arriva a 10,6 miliardi. Una somma sufficiente – giudicano gli autori del dossier – a costruire un blocco di potere indistruttibile, segreto e libero da qualsiasi regola.
Capite allora perché l´imperatore di tutti gli appalti, che il centrosinistra considerava uno dei suoi, dichiara nelle interviste che tra tutti i quattordici governi in cui ha «servito», il Berlusconi quater è «il migliore»?
Figlio di un pilota dell’aeronautica militare, medico nel Terzo mondo stipendiato dalla Farnesina e pars magna a Roma di una società immobiliare operante nel comprensorio dell’Olgiata, gran giocatore di golf con il suocero Guido Piermarini, campione del generone romano, da giovane medico l’idolo di Guido Bertolaso era il medico dei derelitti Albert Schweitzer. Poi, al seguito di Giulio Andreotti, l´aspirante medico dei derelitti scoprì che era meglio curare i potenti della terra che i diseredati.
Dieci anni fa era ancora nessuno.
«Io lo conoscevo bene», racconta Luigi Zanda, oggi vicepresidente dei senatori del Pd, che nel 2000, quando era presidente dell’Agenzia del Gran Giubileo, lo incontrò come vice di Francesco Rutelli, sindaco di Roma e commissario all’evento. «Abile nella soluzione dei problemi, aveva un ego smisurato», secondo Zanda, che oggi guida in Parlamento le legioni degli oppositori alla “Bertolaso Spa”, che, oltre alla Cgil, allinea per ora la Conferenza delle Regioni, presieduta da Vasco Errani, e l´Associazione dei comuni di Sergio Chiamparino.
Oltre a uno schieramento bipartisan che non ne può più della ditta “B&B”, covata dietro le quinte da Gianni Letta e dal suo sistema di potere, curato da ambasciatori che, a suo tempo, figurarono come reclutatori della Loggia P2 di Licio Gelli, impegnata soprattutto a riciclare tangenti con la complicità della banca del Vaticano. Come il mitico Luigi Bisignani, che oggi, ufficialmente manager di una società tipografica torinese, in realtà svolge per conto di Letta le funzioni di portavoce dei potentissimi sottosegretariati di palazzo Chigi. “B&B”, più la “L” di Letta.
«Quella cui assistiamo – dice Zanda – è una picconata allo Stato, una sovrapposizione abnorme tra un capo Dipartimento, un direttore generale che dovrebbe ispirarsi all’imparzialità, e un sottosegretario controllore-controllato, cui, per di più, col nuovo decreto, si implementano i poteri. Nella repubblica democratica italiana non è mai accaduto che un membro del governo abbia avuto contemporaneamente la carica di sottosegretario e di direttore generale. È come se il ministro dell’Interno Maroni fosse anche il capo delle polizia. Per la serie: continuiamo a picconare questo ex Stato di diritto».
Legibus solutus, anche a causa del caratteraccio arrogante e litigioso nonostante il Premio Santa Caterina da Siena appena ricevuto, il pio Bertolaso rischia col suo sistema di potere di incappare in quei piccoli granelli che, se sottovalutati, possono inceppare il meccanismo. Tra le centinaia di delibere emergenziali passate negli anni passati del suo potere da palazzo Chigi, destinate a moltiplicarsi con il decollo del decreto “B&B”, ce n’è qualcuna che proprio non può passare indenne a qualche sacrosanta verifica giudiziaria.
A parte l´inchiesta “Rompiballe”, che coinvolge Bertolaso nelle vicenda del discutibile riciclaggio dei rifiuti napoletani, fiore all’occhiello del berlusconismo, vogliamo magari parlare degli appalti secretati per il G8 della Maddalena, confluiti in una piccola società di Grottaferrata, Castelli Romani, di nome Anemone, come il suo titolare, personaggio riconducibile ai cari del commissario bertolasiano Angelo Balducci? O dei venti inutili poli natatori sorti a Roma ad uso dei soliti palazzinari, facendo carta straccia dei piani regolatori, per i Mondiali di nuoto del 2009?
Quella volta fu un figlio del Balducci, oggi stimato presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, a tentare il business milionario su un territorio prossimo alla via Salaria che rischia di affogare sotto il Tevere ogni volta che fa due gocce d´acqua.
Tanto era sfrontata la speculazione del giovane Balducci, che qualche magistrato proprio non la digerì. Ora la “Protezione Civile Spa” della premiata ditta “B&B”, punta con tanti amici costruttori a luoghi secchi e desertici. E soprattutto, liberata con la privatizzazione dagli ultimi lacci dei controlli, a nessuna interferenza di giudici rossi.
Fonte: La Repubblica, Wikipedia
riordino scolastico
SCUOLE SUPERIORI
Adolescenti «no future»
I regolamenti di riordino delle scuole superiori, approvati ieri dal Consiglio dei Ministri, non hanno certo la portata di una riforma ma ugualmente produrranno per la scuola un forte impatto: in un tempo di crisi economica, sociale, culturale, che scardina lo stesso concetto di sviluppo, proporre la stabilizzazione dell'assetto di scuola in vigore come fosse un'innovazione epocale non potrà non avere ricadute negative sul futuro della formazione. Nella scuola disegnata dal Governo si mantengono rivitalizzate le categorie gentiliane dell'istruzione segnata dagli aggettivi che l'accompagnano («liceale», «tecnica» e «professionale»).
Il biennio perde ogni legame con la scuola di base e con lo sviluppo delle competenze culturali tanto conclamate. Il danno è profondo perché diventa impossibile ridisegnare il curricolo verticale sui dieci anni di obbligo. La coerenza del curricolo verticale poteva rappresentare il livello più fecondo per un'innovazione in grado di migliorare i risultati di apprendimento.
La direzione verso cui si muove questa «riforma» è la sostanziale riproposizione/aggiornamento della scuola nata con la riforma del 1923 che prevede un percorso per formare il ceto dirigente, uno per i tecnici intermedi e un percorso per le attività esecutive-qualificate che ora entrerà in concorrenza con i percorsi di formazione professionale e magari con l'apprendistato a 15 anni.
Si conferma e approfondisce il solco tra licei e istituti e all'interno di questi tra tecnici e professionali.
È una scelta sbagliata perché si basa su due presupposti non più veri e perché esiste un'alternativa meno ideologica, maggiormente fattibile e maggiormente vicina alla prospettiva di una scuola democratica.
Il primo presupposto si riferisce all'esistenza di «vocazioni» allo studio legate a diverse forme di intelligenza. Con un eccesso di banalizzazione, approssimazione e superficialità si parla di vocazioni, di attitudini, di forme di intelligenza in una età così incerta in cui il rendimento scolastico e soprattutto il comportamento culturale sono sostanzialmente determinati dalle condizioni sociali e dalle esperienze culturali vissute. Nella preadolescenza l'«intelligenza» non è un dato stabile ormai solo più da assecondare bensì un elemento composito su cui costruire lo sviluppo delle competenze culturali. È l'intelligenza di ciascuno che semmai è ricca di tante intelligenze tutte da espandere; lo sviluppo degli aspetti intellettivi in cui si eccelle non può avvenire abbandonando quelli in cui si rilevano difficoltà. A questa età è molto importante uno sviluppo armonico della nostra intelligenza e sappiamo quanto la formazione culturale sia determinante.
Il secondo presupposto è riferibile al mercato del lavoro. Siamo da tanti anni martellati dalla richiesta di flessibilità: non esiste più un lavoro che possa durare per tutta la vita. Cosa cambia dovendo formare profili professionali caratterizzati contemporaneamente da un'alta specializzazione e da una rapida trasformazione e instabilità?
Certo non anticipando il momento della specializzazione: la precocità della formazione specialistica e settoriale caratterizzava i profili professionali rigidi e tali da coprire l'intero periodo della vita lavorativa.
Crescono le competenze trasversali e le abilità comunicative e di comprensione/interazione all'interno di situazioni complesse e in forte, continua evoluzione.
Proprio la nuova tipologia della specializzazione legata alle nuove tecnologie e il suo bisogno di flessibilità sono compatibili unicamente con una base di formazione di ampio e consolidato respiro culturale che solo ad un certo momento si orienti e si pieghi verso lo specifico settore professionale.
In realtà, quando non si hanno idee e competenze per costruire futuro, la paura, prodotta da un presente difficile, produce il ripiegamento in un passato nostalgico.
Il futuro della scuola sarà dunque segnato nella qualità dai tagli alle risorse (secondo una strana teoria che prevede un miglioramento dei risultati attraverso la riduzione dell'investimento) e da una non-riforma (un cambiamento senza progetto) che rassetterà l'esistente cercando di farlo rivivere nello spirito della scuola formato anni cinquanta. Che peccato.
ilmanifesto



