30 gen 2010

Lo Stato d’emergenza

In anteprima, il nuovo Codice della Protezione civile preparato da Guido Bertolaso: a Berlusconi il potere di sospendere le leggi. Quando meglio crede. E senza fastidiosi controlli di Parlamento e giudici scarica il documento qui
di Manuele Bonaccorsi
In Italia esiste un corpus legislativo parallelo. Mai approvato dal Parlamento. Il cui obiettivo è quello di rendere inapplicabili le leggi, per liberare da ogni vincolo l’azione dell’esecutivo. Sono 679 le ordinanze di Protezione civile varate dal 2001 al 2009, a firma di Guido Bertolaso: una ogni cinque giorni. Ognuna permette a un commissario straordinario di agire «in deroga alle norme vigenti». Non solo per calamità naturali, ma anche per “grandi eventi”, per costruire strade e parcheggi, per edificare quartieri, piscine, inceneritori, discariche. Queste leggi d’emergenza, finora rimaste ai limiti della legalità e con frequenti “azioni di disturbo” da parte della magistratura, presto potranno entrare a far parte delle leggi ordinarie. Negli uffici del dipartimento della Protezione civile, fin da dicembre del 2009, gira un documento preparato dal consigliere giuridico di Guido Bertolaso, Ettore Figliolia, rutelliano doc. è una bozza di decreto legislativo, un nuovo “Codice della Protezione civile”, datato 11 dicembre 2009 e protocollato con il numero 0076961. Secondo fonti interne al dipartimento, presto il Consiglio dei ministri prenderà visione del testo, lo modificherà se necessario. Per farne un decreto legislativo. Bisogna solo aspettare che passi la bufera sulla Protezione civile spa, la società di servizi privata. Voluta, per decreto, da Bertolaso. In questo momento il Senato discute la sua conversione in legge. Se tutto andrà liscio, sarà il momento del Codice. Una summa dell’idea di “stato d’eccezione permanente” immaginato da Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi. Obiettivo di cui la Protezione civile rappresenta il braccio armato, insieme ai prefetti. left ha visionato il testo in anteprima e lo rende disponibile sul suo sito. Ed è in grado di spiegarvi lo scenario inquietante che prefigura.

Il nuovo codice modifica la legge 225 del 1992, che ha istituito la Protezione civile. La legge prevedeva che in caso di «calamità naturali» il Consiglio dei ministri potesse dichiarare lo «stato d’emergenza» con un decreto. Sulla base di questo atto il presidente del Consiglio avrebbe potuto varare, di concerto col capo della Protezione civile, delle ordinanze «in deroga a ogni disposizione vigente». E dotare di questi poteri incontrollati, un commissario straordinario. Il sistema delle leggi, insomma, viene momentaneamente sospeso, per garantire un intervento tempestivo su eventi catastrofici. Dal 2001 a oggi il governo ha utilizzato questi poteri ben al di là dei casi previsti inizialmente. Con un decreto (343/2001) l’uso delle ordinanze era stato ampliato ai cosiddetti “grandi eventi” (incontri pubblici, manifestazioni sportive e religiose, summit internazionali). Il nuovo codice estende ancora i compiti d’intervento, grazie a una definizione volutamente generica di emergenza. La Protezione civile, se il codice sarà approvato, potrà agire in deroga alle norme vigenti, non solo nei casi di calamità naturali o grandi eventi. Ma anche per il «rischio sanitario». E per non meglio specificate «emergenze socio-economico-ambientali».

Cos’è un’emergenza socio economico-ambientale? Non esiste una definizione, come può esserci per un terremoto o un’alluvione. Dunque, è un’emergenza qualsiasi cosa che il governo ritenga tale, a suo insindacabile giudizio. Anche una mobilitazione di piazza? Una fabbrica occupata? La protesta dei No Tav? O di chi non vorrà l’atomo sul suo territorio? L’unica certezza è che il governo può agire in deroga alle norme quando meglio crede. Non applica più le leggi, le sospende. E può farlo, come accaduto nelle discariche della Campania o nei cantieri della Maddalena, apponendo in pezzi di territorio il segreto militare. Non a caso Silvio Berlusconi ha recentemente dichiarato che «per governare questo Paese ho bisogno dei poteri di Protezione civile».

Secondo il nuovo codice il premier potrà «emanare ordinanze finalizzate a evitare situazioni di pericolo o maggiori danni a persone o a cose», anche prima che una presunta emergenza si sia verificata. E questo, continua il testo, «anche negli interventi all’estero», seppure «in coordinamento con il ministero degli Affari esteri». Più o meno quanto Guido Bertolaso ha già fatto ad Haiti, coordinando, ai danni del collega Franco Frattini, gli aiuti umanitari. Fino al punto da creare uno scontro diplomatico con gli Stati Uniti. Dietro la querelle di Haiti, si intravede la gestione degli affari della ricostruzione. Molto interessanti anche per la nuova spa di Bertolaso. Lo afferma un giornale, certo molto addentro alle cose di governo, come Libero: «L’Italia può affiancarsi agli altri Paesi per gestire la ricostruzione, un impegno di svariate decine di miliardi che ovviamente può benissimo essere affrontato dalle imprese italiane».

Chi controllerà queste azioni? Chi verificherà se le ordinanze, varate per sospendere le leggi, trovano la loro legittimità nelle situazioni di emergenza? Non la Corte dei conti: la proposta di codice esclude le ordinanze dal «controllo preventivo di legittimità» normalmente esercitato dai giudici contabili (articolo 15 comma 9). Non i giudici civili: sulle «contabilità speciali» che finanziano le ordinanze «resta sospesa ogni azione esecutiva e sono privi di effetto i pignoramenti comunque notificati (…). Le risorse non sono suscettibili di sequestro fino alla definitiva chiusura delle pertinenti contabilità speciali» (articolo 17 comma 1 e 2). Neppure i tribunali amministrativi regionali potranno dire la loro. Escluso il Tar del Lazio, l’unico che «in tutte le situazioni di emergenza ha la competenza a conoscere delle ordinanze adottate e dei consequenziali provvedimenti commissariali». E questo, secondo il testo, vale anche «per i processi in corso» (articolo 18).

Nel documento, infine, trovano un ruolo fondamentale i prefetti, che avranno il compito di «coordinare per gli aspetti dell’ordine e della sicurezza pubblica con il dipartimento della Protezione civile, gli interventi e la struttura organizzativa necessari per fronteggiare eventi calamitosi». Quasi spariscono, invece, i sindaci, ai quali le Regioni possono attribuire, «se del caso», il coordinamento «dei servizi di primo soccorso». Solo questo. Non la prevenzione e previsione delle calamità, che sarebbe il compito principale della Protezione civile. La logica del codice è quella di un accentramento di funzioni in capo alla presidenza del Consiglio e alle figure da essa direttamente nominate. Un potere straordinario che comprende una possibilità di spesa pressoché infinita.
Secondo l’articolo 31 del nuovo codice, nella presidenza del Consiglio viene costituito il «Fondo nazionale della Protezione civile». Ma il Fondo, per così dire, è senza fondo: «Il ministero del Tesoro è autorizzato ad apportare, su proposta del ministro per il coordinamento della Protezione civile, le variazioni compensative che si rendessero necessarie». Al di fuori della legge Finanziaria. Nessun ministro, neppure il più potente, può finora godere di tale privilegio. Spendere soldi senza neppure passare dal voto del Parlamento.

Tra le nuove “emergenze” che la Protezione civile potrà affrontare per ordinanza spicca il «rischio sanitario», competenza direttamente sottratta al neonato ministero della Salute. Un primo assaggio di cosa la Protezione civile può fare in questo campo è possibile gustarlo rileggendo le ordinanze che riguardano l’influenza aviaria. E osservando il terribile flop delle vaccinazioni: 24 milioni di dosi, per meno di 900mila somministrazioni. Il 31 luglio 2009 Berlusconi, su proposta di Bertolaso, vara l’ordinanza 3798. Afferma che il ministero del Lavoro e del welfare può «acquisire in termini di somma urgenza la fornitura di dosi di vaccino, farmaci antivirali e i dispositivi di protezione individuale necessari per assicurare la vaccinazione di almeno il quaranta per cento della popolazione». Tutto ciò grazie ai «poteri» concessi da un’altra ordinanza, varata sei anni prima, la 3275 del 2003. Cosa ha che fare questa vecchia ordinanza con l’emergenza influenzale? Nulla, a un primo sguardo. L’ordinanza del 2003 concede al solito Bertolaso i gradi di commissario per «fronteggiare l’emergenza derivante dall’attuale situazione internazionale». Era l’epoca della “bufala antrace”. Sei anni dopo l’ordinanza è ancora in vigore, non aveva limiti di tempo. Quindi quelle deroghe e quei poteri sono ancora validi. Tra cui la possibilità di «acquisire a trattativa privata, anche mediante affidamenti diretti, la disponibilità delle necessarie forniture di prodotti sanitari». Da qui il contratto capestro con la Novartis: 184 milioni di euro buttati al vento. Violando, per decreto, le leggi. Qualcuno si ostina a chiamarla democrazia.

29 gennaio 2010


da: http://www.avvenimentionline.it/content/view/3322/1/
"Left"

09 gen 2010

uccidere un arabo











Standing on the beach
With a gun in my hand
Staring at the sea
Staring at the sand
Staring down the barrel
At the arab on the ground
I can see his open mouth
But I hear no sound

I'm alive
I'm dead
I'm the stranger
Killing an arab

I can turn
And walk away
Or I can fire the gun
Staring at the sky
Staring at the sun
Whichever I chose
It amounts to the same
Absolutely nothing

I'm alive
I'm dead
I'm the stranger
Killing an arab

I feel the steel butt jump
Smooth in my hand
Staring at the sea
Staring at the sand
Staring at myself
Reflected in the eyes
Of the dead man on the beach
The dead man on the beach

I'm alive
I'm dead
I'm the stranger
Killing an arab








Nazione Indiana
versione 2.0



http://www.nazioneindiana.com/2008/03/12/dellamicizia-sartre-camus/





07 gen 2010

niente sarà più come prima


riceviamo da un compagno di Bologna e pubblichiamo


Lettera-articolo inviato al Resto del Carlino e, fino a prova contraria, non pubblicato

Mi chiamo [...].

Parto dal nome, perché da lì nasce il problema.

Oggi sabato cinque dicembre, a Bologna, in piazza della costituzione c'è la Critical Mass. Si vuole affermare pacificamente una nuova motilità urbana alternativa alla macchina e alla politica del Motor Show tramite l'uso quotidiano della bici. Hanno aderito spontaneamente all'iniziativa circa 100 persone, più o meno tutti studenti o quasi. A loro mi sono aggiunto anch'io. Siamo tutti in clima di festa e pacifici. Ci dicono che dobbiamo spostare i nostri mezzi perché gli autobus non riescono a passare bene, come tutti gli altri santi giorni. Qualcuno sposta la bici (tra cui il sottoscritto), altri no. A un certo punto l'ispettore di turno perde improvvisamente la pazienza e ordina a un vigile urbano lì di fianco di cominciare a prendere a caso le generalità. Sono la persona più vicina a loro e nel giro di un frangente vengo circondato da tre vigili. Non ho documenti. Dico di non averli. Ma trovo assurdo che in questo clima pacifico si sia già arrivati a questo punto. Provo a far ragionare tutti. Ma non ho tempo di aggiungere altro. Un vigile urbano biondo trentaquattrenne, matricola numero ventisette, con il quale prima si familiarizzava, mi dice in tono minaccioso. Dimmi come ti chiami. Al che voglio prendere tempo. Ma tempo non ce n'è. Vengo subito preso con forza sulla manica destra della giacca e strattonato verso una delle loro auto. Non oppongo resistenza e lo seguo mentre continua a tirarmi. Provo a dirgli che tutto questo è assurdo e inconcepibile in un paese che dovrebbe essere democratico. Mi lascia. Continuo a parlare, a provare a pacificare gli animi, a desistere. Ma non c'è più nulla da fare. Il meccanismo giudiziario si è attivato. Da quando l'ispettore di polizia ha pronunciato frettolosamente la frase “rifiuto delle generalità”, la pratica legale nei miei confronti è già operativa. Il logos si è fatto carne e non può essere abortito. Il dispositivo disciplinare ha preso vita e ora è irrevocabile. Solo Dio e forse in sua vece il presidente della Repubblica, in quanto ministro supremo della legge terrena, secondo la costituzione, può revocare l'evento. Nonostante tutto la situazione non degenera. Tutti i partecipanti rimangono civilmente e dignitosamente ancora pronti a discutere e a rivedere le posizioni. Ma non c'è più nulla da fare. Il dado è tratto, la forza anonima dello stato leviatano si è attivata. Sono bandito, cioè per la legge sono un bandito. Sono gia considerato fuori la legge e per questo dovrò essere processato come fuorilegge.

Ringrazio l'ispettore della polizia municipale Angela Fantazzini. Mi ha dato l'opportunità di capire i dispositivi disciplinari del potere anonimo (ma davanti a me c'è una persona in carne e ossa e con un nome) tanto denunciati da Foucault. Capisco ancor più K e il Processo. Ma a risuonarmi sinistramente in testa è la frase: prendiamone uno a caso. Mi ricorda tanto la pedagogia del puniamone uno per punirli tutti (logica sacrificale). E non è poi neppure tanto distante dal prendiamone uno ogni dieci, come accadeva nella seconda guerra mondiale. D'un tratto tutto quello che avevo studiato sui libri per una vita si è materializzato, ha preso forma umana tragicamente.

Grazie per avermi dato la possibilità di capire.

Un'ultima nota.

Prima di andare via, scambio ancora quattro chiacchiere con un vigile urbano prima conosciuto e lì presente. Ha quasi le lacrime agli occhi per l'accaduto. Si vede che ha il cuore spezzato.

Ci diciamo con lo sguardo basso che oramai non si fa più differenza su nulla, tutto è diventato indistinto. Puoi essere la persona più pacifica di questo mondo o un facinoroso violento. Non importa, tanto il trattamento è lo stesso. Basta la reazione troppo emotiva e forse con poco buon senso di un funzionario qualsiasi sottostress senza motivo apparente per far degenerare verso il caos.

Per l'uomo e non solo per il vigile che ho di fronte il mondo non sarà più come prima.

Ci stringiamo la mano e ci salutiamo fraternamente.


06 gen 2010

suicidi in carcere

fonte:Antigone

Continua l'allarme suicidi. Non dimentichiamo l' atrocità di un atto posto a sancire l'ultimo respiro. Aumentano i suicidi ed allarma l'intuizione suicidaria. Intra ed extra muraria. Il suicidio: un drammatico fenomeno che ha da sempre destato l’attenzione dei molti, molteplici le sfaccettature approfondite, molteplici i riscontri, molteplici le teorizzazioni al riguardo. Nonostante quanti lamentino la vastità di un fenomeno in concreto difficilmente osservabile, in realtà da D. E. Durkheim ad oggi siamo in grado di definirne le diverse tipologie e le diverse modalità nonché di relazionarle al genere, all’età, allo stato civile, ai figli, alla religione, alla classe sociale, alla cultura della zona di appartenenza, all’ambiente penitenziario e all’impatto dei mezzi di comunicazione di massa, di evidenziarne i mesi, i giorni e le ore. In relazione all’ambiente penitenziario, solo nel 2009, si sono tolte la vita 71 persone. Dal 1990 al 2008 si sono verificati 957 suicidi e 13.297 tentativi di suicidio. Si consideri che nel periodo considerato il tasso dei suicidi nella popolazione italiana è stato dello 0,51 ogni 10.000 abitanti, in carcere la frequenza è circa 21 volte superiore. Dal 2000 al 2009 su una presenza media annua pari a 53.988 detenuti, 558 i suicidi e 7.717 i tentativi di suicidio. Oltre a ciò, solo nel 2009, a fronte di 71 suicidi complessivi, 5 le persone che si sono tolte la vita proclamandosi innocenti, 1 nel 2008, 2 nel 2007, 2 nel 2006, 4 nel 2005, 4 nel 2004, non considerando il quantum di coloro che non hanno potuto e /o voluto innalzare la propria voce. Un occhio al 1010: un giovane di 23 anni, uscito dal carcere il 2 gennaio dopo una serata con gli amici, si impicca ad un cartello stradale (nei pressi di Cagliari). Il ragazzo, arrestato per reati contro il patrimonio, in particolare furti, aveva manifestato di recente l’intenzione di “cambiare vita” ma, una volta uscito dal carcere si era ritrovato senza lavoro, senza prospettive, senza decoro. Lo stesso giorno in provincia di Bari, un altro uomo, 39 anni, detenuto per reati di droga si toglie la vita inalando il gas di una bomboletta da camping nel silenzio funereo della propria cella. Il 2009 si è chiuso con 71 suicidi mentre al 5 di gennaio se ne registrano già 2. Nonostante uno sia avvenuto fuori dalle mura della realtà penitenziaria, il concetto nella sostanza non cambia. Così come un uomo si lascia morire nella solitudine della propria cella per averne percepito il vuoto assoluto, nella banalità e nella crudeltà di un sistema “rieducativo” che alla fine non è altro che strumentale alla stregua delle culture arcaiche al ripristino di una sorta di “pax deorum”, oggi “pax societatis”, un altro rinuncia al bene più prezioso, la vita, nonostante fuori dal carcere per lo stesso vuoto percepito e l’incapacità di ristrutturare un pensiero razionale come fosse oramai svuotato di ogni speranza e forza. Dove andremo a finire? Riprendendo uno scritto “di fine anno” di Stefano Anastasia, viene da ribadire “quando si discuteranno le mozioni sul carcere. Il Governo che farà? Continuerà a raccontare la balla del “piano carceri”? o deciderà finalmente di assumersi la responsabilità di quello che sta accadendo negli istituti penitenziari e di quello che potrà succedere nel 2010?” Questo naturalmente vale anche per le problematiche della "società libera", di certo non ignara del fenomeno. Un caro saluto a tutti ed una buona giornata