31 dic 2008

POTERE E GLORIA. UN PREMIER DAI GUSTI SEMPLICI


Era un’osservazione buttata lì alla fine di una conferenza stampa ma risuona ancora nelle nostre orecchie: Silvio Berlusconi vuole trasformare la forma di governo dell’Italia in una repubblica presidenziale, come quella francese o americana.

Proposta tutto sommato innocua, si potrebbe pensare. Oggi la figura del presidente della repubblica italiana è per lo più cerimoniale. Nessuno potrebbe sostenere che il governo italiano sia il massimo dell’ efficacia. Un comandante in capo potrebbe risollevare le sorti del paese.

Il problema è che nessuno ha dubbi sul candidato preferito di Berlusconi per l’incarico: se stesso.

Da tempo è risaputo che Berlusconi vuole terminare la sua carriera come presidente ma si dava per scontato che si sarebbe accontentato di essere una figura rappresentativa.

La proposta del “presidenzialismo” (in italiano nel testo, N.d.T.) è stata immediatamente silurata sia dagli alleati sia dagli avversari. Ma ha confermato la paura che da 15 anni attanaglia molti italiani: l’uomo che chiamano “Il Cavaliere” non sarà soddisfatto se non con il potere dittatoriale.

E la scomoda verità è che è questa la direzione in cui si sta muovendo, anche senza mettere le mani sulla costituzione. I suoi alleati nella coalizione danno molti meno problemi rispetto all’ultima volta. Il motivo, dicono, è che sono tutti sul suo libro paga. Sono i vantaggi dell’essere un miliardario al potere.

Nel frattempo l’opposizione si trova nel caos più totale, con i politici di centrosinistra di tutto il paese sotto inchiesta per casi di presunta corruzione.

Poi, nel weekend, un improvviso raggio di speranza. Forse Berlusconi preferirebbe invece passare i suoi ultimi anni in un paradiso tropicale come Bettino Craxi, il suo ultimo mentore caduto in disgrazia.

Durante una riunone di giornalisti nel suo appartamento di Roma Berlusconi ha denunciato il debole degli investigatori italiani per le intercettazioni telefoniche. “Se certe mie conversazioni dovessero essere intercettate me ne andrò all’ estero. Era davvero serio?

Un piano “lunatico”

Se lo era, potrebbe spingersi oltre e diventare il primo politico sulla luna. Una compagnia italiana, Team Italia, è in gara per il premio di 30 milioni di dollari messo in palio da Google per la prima azienda privata che riuscirà a mandare sulla luna un veicolo esplorativo e a riportarlo sulla terra. Il turismo spaziale di lusso e alberghi orbitanti sono il passo successivo. Se il Presidente del Consiglio si offrisse volontario per salire a bordo farebbe un gran favore al suo paese.

La risposta zen alle catastrofi

Come comportarsi di fronte a una catastrofe? I monaci tibetani hanno un modo tutto loro. Il centro di meditazione di un importante monastero buddista vicino a Pisa è stato ridotto in cenere da un incendio in cui sono andati distrutti l’altare, testi e icone. Il lama Dagri Rinpoche ha detto semplicemente ai monaci: “Ogni grande monastero ha avuto grandi problemi”.

bell'articolo dell'Indipendent
di Peter Phopam


29 dic 2008

QUANDO FACEBOOK SCENDE IN POLITICA

Un visitatore di questo sito, molto arrabbiato con noi, ci ha scritto ieri che le “letterine” di cui si compone il dibattito al quale vi chiamiamo quasi ogni giorno “somigliano tanto a Porta a Porta”. Gli lasciamo la sua opinione, ci mancherebbe, ma abbiamo come l'impressione che quelle “letterine” (contenuti a parte) siano oggi la sostanza della Rete in versione 2.0 come dice chi se ne intende, e cioè la sostanza del dibattito permanente in cui si va trasformando la Rete. Noi siamo a metà strada. Ma questo dovrebbe interessare tutti quelli che lamentano la fine della politica, la ristrettezza di spazi pubblici, la mancanza di dibattito. E, perchè no, la chiusura delle sedi di partito, la trasformazione dei comizi in piccoli show, la fine delle forme della politica così come la conoscevamo. Il fenomeno Facebook, in questo, fa scuola. Velocemente il social network sta arrivando dovunque, anche qui da noi. Da quando si è scoperto che è stato una delle carte vincenti dell'elezione di Obama (Chris Hugues, uno dei fondatori di Facebook è stato tra i consulenti elettorali del neopresidente Usa), Facebook è pieno di politici, e di politica. Walter Veltroni, con i suoi 35.000 sostenitori è stato il primo a muoversi. Gli altri lo hanno seguito, dalla Gelmini a D'Alema. Ieri, solo per fare un esempio, la “Repubblica” ricordava che su Facebook da qualche giorno due gruppi contrapposti dibattono il caso D'Alfonso, il sindaco di Pescara fermato e poi scarcerato. E così via. Ma lo stesso Veltroni, che ha chiamato i suoi sostenitori a una festa in un locale di Roma, ha già provato la distanza tra il reale e il virtuale, dal momento che dei 35.000 sostenitori solo 1300 si sono presentati all'appuntamento. “Il social networking, dicono gli esperti americani, indica la strada da percorrere per le prossime campagne elettorali”. Magari. Riusciremo così a dimenticare i danni che la politica italiana ha fatto alla televisione, e viceversa? D'altra parte il social networking - e questa la sensazione di chi pure lo frequenta - difficilmente riuscirà a scalfire la politica del “Porta a porta” (a proposito...). Forse indica la strada di un'altra politica, definitivamente più light, più ancora liquida di quanto non sia quella di oggi? E noi a che punto siamo? Abbandoneremo i cortei e la piazza per lo schermo del nostro pc?

da www.ilmanifesto.it

28 dic 2008

effetto "bomba atomica"

ora, al di là degli accorati appelli del sommo pontefice, vi prego di fare un piccolo esercizio di critica all'informazione.
provate a guardare i telegiornali e cercare, nei servizi sull'attacco israeliano nella striscia di Gaza, qualsiasi tentativo di spiegare la situazione palestinese. non ne troverete.
l'elenco di morti recitato dalla costernazione d'ordinanza, non fa altro che trasmettere l'inestricabilità della situazione, anzi, il fatto che non c'è, in fondo, niente da capire.
l'informazione televisiva punta, cioè, a produrre l'effetto "bomba atomica": il pubblico pensa cioè: facciamola finita; non fanno che spararsi; è nella loro natura; mettiamoci una pietra sopra.

l'effetto "bomba atomica" potrà apparire più chiaro se si confronta la totale assenza di ricerca sulle cause dei fenomeni che vediamo nell'informazione sul conflitto israelo-palestinese, alle minuziose analisi ematico-morali compiute sul passeggero coinvolto nell'incidente automobilistico del giorno.

26 dic 2008

VIVA IL SERVIZIO PUBBLICO




Per calcolare lo stato della libertà d’informazione in Italia, c’è un’ottima unità di misura: lo spazio dedicato dalla stampa e dai tg nazionali al processo in corso a Palermo a carico dell’ex capo del Ros e poi del Sismi, generale Mario Mori, e del suo vice, col. Mario Obinu, per favoreggiamento alla mafia a causa della mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995. Una cosina da niente. Nemmeno una riga, una parola sulle udienze che si susseguono da metà luglio. In aula non si vede quasi mai un cronista e non è mai entrata una sola telecamera. Una delle rare eccezioni è Lirio Abbate, il valoroso giornalista dell’Ansa che vive sotto scorta per le minacce mafiose dopo aver scritto “I complici” con Peter Gomez. Mercoledì ha firmato tre lanci d’agenzia sulla lunga deposizione del primo testimone d’accusa: il generale Michele Riccio, anche lui ex del Ros, che accusa Mori e Obinu di avergli impedito di catturare Provenzano 13 anni fa in un casolare di Mezzojuso indicato dal mafioso suo confidente Luigi Ilardo, poi assassinato da Cosa Nostra subito dopo aver accettato di collaborare con la giustizia.

Quella sera e nei giorni seguenti nessun giornale né tg nazionale ha ripreso la notizia. Il Tg1, per esempio, era molto impegnato a intervistare il produttore De Laurentiis sul nuovo film-panettone di Christian De Sica. Un vero peccato, perché Riccio ha raccontato di quando Ilardo incontrò Mori e gli avrebbe detto: “Le stragi non le abbiamo fatte solo noi della mafia, ma anche voi dello Stato”. Mori, anziché domandare spiegazioni o fare obiezioni, girò i tacchi e - sempre secondo Riccio - se ne andò senza dire una parola. Poi Riccio s’è soffermato su uno strano vertice nello studio Taormina: “Il mio difensore Carlo Taormina mi fece incontrare il senatore Dell'Utri, con la scusa di studiare le carte del suo processo. Passò a salutarci l'avvocato Cesare Previti (che poi non partecipò alla riunione, ndr)… Taormina mi chiese di dire, nei processi per mafia a Palermo, che Ilardo non mi aveva mai parlato di Dell'Utri”. Invece gliene aveva parlato eccome. Riccio - riferisce l’Ansa - non seguì l'amorevole consiglio di Taormina e mesi dopo gli revocò il mandato. Previti - ricorda Riccio - era presente da Taormina anche in occasione di un’altra riunione. Una presenza interessante, la sua, anche se “inattiva”, visto che - come ricorda Riccio - Previti conosceva bene Mori e “sovente veniva a trovarlo negli uffici del Ros”.

Di più: “Nel 1994 ho visto Mori che dal proprio ufficio spostava in un'altra stanza il piatto d'argento che gli era stato regalato da Previti, commentando con una battuta: ‘Cambiato il governo, si deve cambiare anche la disposizione del vassoio’…”. Dopo aver ricostruito il mancato blitz di Mezzojuso, Riccio riferisce i nomi che Ilardo gli fece prima di morire: nomi delle persone che gli risultavano legate a Cosa Nostra o agli amici degli amici, sulle quali non potè aggiungere altro perché fu ammazzato prima di mettere a verbale le sue dichiarazioni. E, fra gli altri, cita Dolcino Favi, il procuratore generale reggente di Catanzaro che un anno fa tolse a Luigi De Magistris l’inchiesta “Why Not”, e che in passato era stato in servizio a Siracusa. Favi - riferisce l’Ansa - sarebbe stato “gestito” da un avvocato di Lentini “molto legato a un uomo del boss Santapaola”. Dichiarazioni tutte da verificare, s’intende (il processo serve a questo). Ma piuttosto avvincenti e attuali. Peccato che nessuno le racconti.

Ps. Un mese fa, chi scrive fu condannato a 8 mesi di reclusione in primo grado per aver diffamato Previti riportando sull’Espresso il racconto di Riccio ai pm di Palermo sulla presenza dell’ex deputato nello studio Taormina il giorno della riunione fra l’avvocato, l’ufficiale e Dell’Utri. Il Tg1 diede la notizia con grande risalto. Ora che Riccio, in Tribunale, ha ribadito e arricchito il suo racconto, il Tg1 tace. Viva il servizio pubblico.

da www.voglioscendere.ilcannocchiale.it

Lotta al terrorismo

Nella zona settentrionale dell'Afghanistan, le Nostre Truppe Italiane non smettono di lavorare neanche a Natale. E' scattata infatti l'operazione "Epifania", nome dato a caso da un generale irlandese appassionato lettore di Joyce, che ha visto impegnate le Truppe Tricolori in una zona al di fuori della loro competenza e non normata da alcuna regola di ingaggio.
L'operazione, i contorni della quale sono ancora oscuri, sarebbe stata condotta contro un'organizzazione di tre pericolosi terroristi che cercavano di varcare la frontiera del Sultanato del Brunei attratti, secondo le prime voci trapelate, dalle luci abbaglianti degli autodromi. Fonti inverificabili parlano di temibili nomadi orientali, dediti ad arti magiche e vestiti da Gay Pride. Nel corso dell'operazione di polizia internazionale, sarebbe stato tratto in arresto un immigrato clandestino in possesso di un certo quantitativo di sostanza stupefacente di derivazione incerta
denominata "mirra"; gli inquirenti stanno compulsando in questo momento le tabelle applicative della Fini-Giovanardi per delineare l'entità del sequestro. Intanto, secondo fonti ufficiose, sembra che l'onorevole Gasparri sia intervenuto di persona per affrontare il terribile rischio terroristico che ancora una volta, le nostre Forze Armate di Pace, hanno dovuto sventare. Si tratterebbe di "un gruppo affiliato al terrorismo eversivo dell'estrema sinistra radicale autonoma insurrezionalista", ha detto l'onorevole. "Questo è il risultato del clima di odio fomentato dall'opposizione giustizialista che demonizza l'avversario politico". I fermati, infatti, avrebbero affermato durante i primi interrogatori di seguire la Stella A Cinque Punte. "Questi sono i simboli di morte" ha commentato l'onorevole, "di cui la sinistra italiana non si è ancora liberata". Ma secondo indiscrezioni di dubbia fonte, quindi riportate in prima pagina dal solerte direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, nell'oscura vicenda sarebbe coinvolto il senatore del PDL Mario Baldassarri, già figura di rilievo nella torbida vicenda goliardica che vide Romano Prodi e altri esponenti della Democrazia Cristiana intrattenere, durante i drammatici giorni del sequestro Moro, una teleconferenza con le Brigate Rosse e la CIA, nell'ambito dell'operazione segreta che viene simpaticamente definita dalle fonti statunitensi "Seduta Spiritica".Ma in giornata, dagli studi di "Venerabile Italia", Licio Gelli ha annunciato che si è trattato di terribile equivoco e, dopo un incontro trilaterale con il Pontefice Benedetto XVI e il Presidente Francesco Cossiga, pare che abbia deciso di rivelare il quinto segreto di Fatima. Di fronte alle proteste del cardinale Martini, secondo cui il quinto segreto sarebbe una fandonia, la Commissione Per il Santo Uffizio ha dichiarato eretico il suddetto cardinal Martini e commissionato ad Alessandro Baricco la scrittura del quinto segreto di Fatima di cui sopra.

25 dic 2008

Buon Natale

Se lo Spirito Santo avesse usato il preservativo nove mesi a.C. le cose sarebbero andate un pò diversamente:

- oggi non sarebbe festa;
- l'economia non girerebbe in questo periodo (nonostante la recessione);
- i saldi sarebbero stati anticipati al 13 dicembre.

Ora capisco le posizioni della Chiesa così ostili ai metodi contraccettivi.

Buon Natale!

24 dic 2008

"Caro Babbo Natale,
nel 2008 non sono stato buono, anche quest’anno ho mandato a fanculo tanta gente. Ho trattato male i giornalisti, gli editori, i politici, gli imprenditori con le pezze al culo. Portami lo stesso qualcosa. Te lo prometto, l’anno prossimo cambierò. E’ un fioretto che ti faccio. Sarò ancora più cattivo, più fetente, non perdonerò più niente a nessuno. Il 2009 sarà il mio Vaffanculo Year. Tu che porti regali a tutti. Tu che hai trasformato la nascita di Gesù in un supermercato. Tu che sei il nonno dello psiconano e che gli hai suggerito la social card. Tu, con le tue renne, che fai il testimonial del consumismo. A te chiedo in questa notte di portarmi alcuni doni per l’anno che verrà.
Non far morire più gli operai, 1.300 sono scomparsi nel 2008, hanno già dato. Cambia categoria, passa ai politici e ai direttori di giornali e delle televisioni. Un piccolissimo incidente sul lavoro a Riotta o a Vespa o a Giordano, una telecamera sul piede. Una disgrazia lieve a Cicchitto, a Gasparri o a D’Alema, una pensione minima e un monolocale in un ballatoio di periferia.
Porta una sveglia con una suoneria eccezionale a Morfeo Napolitano e, se serve, anche un apparecchio acustico e un paio di occhiali. Forse si sveglierà e vedrà nella giusta luce giudiziaria il suo ex compagno Bassolino e si vergognerà del Lodo Alfano.
Ai precari, ai disoccupati, ai padri di famiglia, alle madri single, agli extracomunitari finiti in questo delirio che è l’Italia regala la speranza di un Paese democratico e civile, nel 2009 oltre alla speranza non avranno altro.
Allo psiconano regala dieci giudici della scuola di Paolo Borsellino dalle Procure d’Italia. Nella slitta non caricare avvocati, ne ha già troppi in casa e in Parlamento. Con loro passa i sabati e le domeniche a giocare a guardie e prescritti. Lui fa la parte del prescritto, è quella che gli viene meglio. Portagli anche un elicottero della marca di quello di Ceaucescu, nel 2009 può tornargli utile.
A Tremonti non portare nulla. Lui gioca da sempre con i condoni e con le aste pubbliche dei titoli di Stato. Cerca di vendere i debiti della politica ai cittadini. Non dargli più i nostri soldi. Un’asta dei BOT deserta a primavera gli cambierà la vita. Potrà ritirarsi sotto falso nome nel Parco dello Stelvio insieme al figlio di Bossi.
Alla Lega dai questo federalismo, sono trent’anni che Umberto Garibaldi lo vuole. Porta la Mafia e la Camorra e la Ndrangheta anche nelle valli bergamasche e nell’edilizia lombarda. Ognuno deve avere la sua Mafia federale. Ma questo lo hai già fatto, mi dimenticavo.
A tutti gli italiani porta un muro. Alto come quello di Berlino. Lungo come la muraglia cinese. Più resistente delle mura di Gerico. E falli schiantare contro per risvegliarli prima che sia troppo tardi.
Buon Natale a tutti gli italiani onesti." Beppe Grillo
da www.beppegrillo.it

QUESTA NON E' SATIRA



Dopo il successo di "Quando i bambini fanno: oooh", delicato idillio di sapore pascoliano, e del successivo "Quando gli embrioni fanno: omnia munda mundis", ballad impegnata che, attraverso l'icastico motto paolino, pone finalmente la parola fine sulle infamanti accuse di pedofilia a carico delle grarchie ecclesiastiche , Povia ci riprova.
Trionfatore a Sanremo 2006 con "Vorrei avere il becco", versione edulcorata dell'originiario titolo "vorrei tener il becco d'un carlin", ritenuto dai vertici RAI un testo troppo pessimista in tempi di crisi economica, il cantante di Comunione e Liberazione si ripresenta a Sanremo con "Luca era gay".
Stando a ciò che si vocifera nei cessi del glorioso teatro Ariston, la canzone parlerebbe di tale Luca e di come egli sia guarito dall'omosessualità attraverso il metodo del dottor Nicolosi, corredato dalle recentissime innovazioni che ne hanno approfondito l'efficacia. Il metodo del dottor Nicolosi, volto a "intraprendere il cammino nello Spirito Santo per il ricupero dell'identità sessuale ferita", ha subito negli ultimi mesi, grazie ad innovative ricerche scientifiche, un radicale rinnovamento: i pazienti sottoposti al trattamento, prima del normale ciclo di preghiera e cura psicanalitica, saranno ospiti d'onore al Campeggio Annuale di Forza Nuova, dove serviranno le portate all'ora del the agghindati in grembiulini Prada modello "mariastella", potendo così ammirare i frutti di una sana educazione ai valori della virilità.
In secondo luogo, su sollecitazione dell "Associazione degli Psichiatri Cattolici", organizzazione che attribuisce alla potenza di Satana l'articolo del Codice Deontologico degli Psicologi secondo cui "lo psicologo non può prestarsi ad alcuna "terapia riparativa" dell’orientamento sessuale di una persona", gli omosessuali che vogliano salvarsi potranno sedere a fianco di Sandro Bondi nella commissione sul monitoraggio delle opere pornografiche volto a stabilire la tanto attesa porn-tax. Pare che Luca, il protagonista della canzone di Povia, dopo una sola seduta in commissione, sia totalmente guarito dalla omosessualità e ora si ecciti solo leggendo le poesie del summentovato ministro della Cultura.

Teoria Critica




"Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante.


La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale.


Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante e dunque sono le idee del suo dominio".


Karl Marx "L’ideologia tedesca", 1 (sulla produzione della coscienza).

22 dic 2008

Date i dati

La squallida commediola democratica è stata replicata negli ultimi decenni per il solito pubblico affezionato. Gli scandali italiani proliferano e zittiscono. I dati ci sono. Fino a qualche tempo fa erano conosciuti, poi conoscibili, adesso occultati. Per far posto alla quotidiana notizia dal sapore catto-integralista si tace su tutto il resto e allora che si fa? Ci si affida alla rete con un palpito quasi rivoluzionario per "scoprire" quelle stesse notizie che gli organi di stampa dovrebbero impacchettare e sbatterci in faccia restituendole al mittente...le notizie sono nostre, ci riguardano, ci insultano, ci denigrano, assottigliano il buon gusto e la dignità, ci offendono ripetutamente e trasversalmente, ma adesso lo fanno con discrezione, rimangono confinate nei Palazzi, nei circoli ben frequentati dalla peggiore casta politica di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Tra dibattiti parlamentari e intercettazioni giudiziarie resiste solo la membrana della legalità, ma è una membrana che asseconda i processi osmotici più vili e deprimenti, non è una garanzia di trasparenza. Di trasparente restiamo solo noi, quelli che il tg lo sentono per darsi un po' di compagnia durante il pranzo, ma non lo ascoltano. Quelli a cui non tornano mai i conti. Quelli che seguono Travaglio e sentono i brividi sulla schiena. Quelli che leggono "Via Nassirya" e cercano "via morti sul lavoro" ma non la trovano e si dicono sono la solita spaesata che non trova le strade, ma forse non è così. Le notizie ci sono, ma sono birichine, si nascondono, non vogliono farsi trovare. E poi quando saltano fuori tolgono il fiato. Cerchi di confrontare i dati, speri di aver sbagliato a leggere, di aver aggiunto uno zero che non c'era, rileggi, provi sdegno, spegni il pc, ti addormenti con rabbia, ti risvegli e non è cambiato nulla.

1)Il prossimo g8 sarà ospitato in Italia, nell’isola sarda della Maddalena e costerà agli italiani 400 milioni di euro.
Per sostenere la cassa integrazione il Governo ha stanziato 258 milioni di euro.

2)La legge 62/2000 regala mezzo miliardo di euro l’anno alle scuole private di cui la maggior parte cattoliche.
La Carta Costituzionale italiana all’art. 33 recita “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

3)In Italia circolano circa 608 mila auto di rappresentanza con un esborso pari a 18,2 miliardi di euro all’anno. Messe una di seguito all’altra, possono incolonnarsi per 2.400 chilometri, praticamente la stessa distanza che separa Roma dalla Lapponia.
Negli Stati Uniti sono appena 75 mila, in Francia 64 mila e nel Regno Unito 55 mila.

4)Il 50% della popolazione mondiale non ha mai fatto né ricevuto una telefonata.
Nell’Eurozona l’Italia detiene il primato per il numero di contratti di telefonia mobile in rapporto a quello dei cittadini, ossia 122 contratti per ogni 100 cittadini.

5)Lo Stato Vaticano ha detto no alla mozione europea per l’abolizione del reato di omosessualità ancora previsto negli ordinamenti penali di 18 Paesi.
L´Istruzione Crimen Sollicitationis emanata nel 1962 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e mai pubblicato nell´Acta Apostolicae Sede (la gazzetta ufficiale del Vaticano), ha fornito allo Stato vaticano, per oltre mezzo secolo, lo strumento giuridico per coprire i casi di pedofilia, ma anche altri tipi di violenza sessuale, prontamente derubricati dalla Chiesa come "situazioni negative". (In concreto ha garantito la suprema forma di impunità e discrezionalità che il diritto canonico consente: il segreto pontificio. La Crimen Sollicitationis contiene disposizioni per occultare comportamenti delittuosi, pena la scomunica. Così questi casi vengono totalmente sottratti alla competenza della magistratura civile e riservati alla giurisdizione ecclesiastica)

6)Per il 2009 i membri del Senato riceveranno in regalo delle agendine appositamente disegnate per loro dalla fashion house Nazareno Gabrielli che costeranno 260.000 euro. Il doppio, il triplo o addirittura il quadruplo di quanto riesce a stanziare mediamente per ogni ricerca sulla leucemia infantile la Città della Speranza di Padova, la struttura che opera grazie a offerte private senza alcuna sovvenzione pubblica e ospita la banca dati italiana dei bambini malati di tumore o comunque 28.000 euro in più dello stipendio annuale dei governatori del Colorado, del Tennessee, dell'Arkansas e del Maine messi insieme.

7)Per guidare la California (che da sola ha il settimo Pil mondiale) Arnold Schwarzenegger prende (e restituisce: «Sono già ricco») 162.598 euro lordi e cioè meno di un consigliere regionale abruzzese.

8)Il presidente della Provincia autonoma di Bolzano porta a casa 320.496 euro lordi l'anno, ossia 36.000 euro più di quanto guadagna il presidente degli Stati Uniti.

9)Le spese correnti di Palazzo Madama, nel 2008, sono salite di quasi 13 milioni rispetto al 2007 per sfondare il tetto di 570 milioni e mezzo di euro: un milione e 772.000 euro a senatore. Ma in reatà ci si trova ad affrontare spese non facilmente comprensibili per un cittadino comune: 19.080 euro in sei mesi per noleggiare piante ornamentali, 8.200 euro per «calze e collant di servizio» (in soli tre mesi), 56.000 per «camicie di servizio » (sei mesi), 16.200 euro per «fornitura vestiario di servizio per motociclisti ». Ma soprattutto i vitalizi ai 57 membri non rieletti e i 7.251.000 euro scuciti per pagare gli «assegni di solidarietà» ai senatori rimasti senza seggio.
Il 13% degli italiani è povero, vive con meno di 500-600 euro al mese.

10)Tra CONDANNATI, PRESCRITTI, INDAGATI, IMPUTATI E RINVIATI A GIUDIZIO nel nostro Parlamento ce ne sono 56 del Popolo delle Libertà, 8 della Lega Nord, 9 tra Udc-Rosa Bianca, 2 di La Destra, 1 di Aborto no grazie e 18 del Partito Democratico.
Nel 2004 il neo nominato capo della Sicurezza interna degli Stati Uniti Bernard Kerik ha dovuto rinunciare all'incarico perche' aveva avuto alle sue dipendenze una baby sitter immigrata senza averla messa in regola con i contributi e con il permesso di soggiorno.

20 dic 2008

PDmenoelle. un partito di persone per bene

Rosa Russo Iervolino ha ascoltato con commozione la relazione di Topo Gigio Veltroni. Walterloo ha detto che il PDmenoelle è un partito di persone perbene e che non c’è posto per i disonesti. In sala nessuno si è alzato dopo queste parole. Sono rimasti tutti al loro posto, mani sui braccioli, da D’Alema, a Latorre, a Fassino. E’ il partito del parlamentare bianco che più bianco non si può.
Dopo la profonda riflessione (con un fondo di sentita autocritica) di Topo Gigio, la Rosa Russo Iervolino si è sentita meno sola. I suoi migliori assessori sono in galera. La solitudine è una brutta bestia. Ha preso la parola e ha detto: “Ho molto apprezzato la relazione di Veltroni che… rafforza il mio tentativo di far rinascere una giunta eticamente forte a Napoli…”. Non paga di aver superato Totò e Peppino De Filippo messi insieme ha aggiunto: “I tempi devono essere i più stretti possibile, perché ci mancano quattro assessori… Il rimpasto dovrà essere il più ampio possibile, altrimenti me ne andrò ALLEGRAMENTE…”.
Non ha spiegato il motivo per il quale “ci mancano quattro assessori”. Per lei sono come le figurine Panini: manca, celo. Nessuno le ha detto ancora niente. ROOOOSAAAAAA: non sono mancati, sono stati arrestati!
Rosa Russo Iervolino non sa nulla, le sue mani sono pulite. I sindaci sono gli ultimi a sapere. Se la Rosa avesse fatto la lattaia a Posillipo l’avrebbe saputo, ma faceva, purtroppo, il sindaco.
Rosa ha tutte le attenuanti del caso. Ha frequentato Bassolino per troppi anni. Uno che è sotto processo, ma non si dimette. Bassolino sarà il prossimo candidato perbene del PDmenoelle alle elezioni europee. Rosetta, si faccia consigliare da Antonio. Un posto a Bruxelles lo trova anche per lei. Insieme a Napoli, insieme in Europa, come una coppietta di pappagallini. Muti però.

da www.beppegrillo.it

18 dic 2008

MANUELA

GIORNALISMO SCOMODO


Carlo Vulpio, «imbavagliato» e trasferito dal Corriere
«I giornalisti, a differenza dei magistrati, non possono essere trasferiti», aveva detto a mo' di battuta Carlo Vulpio, giornalista del Corriere, qualche giorno fa. Detto fatto, è bastato fare qualche nome in più in un suo articolo per essere convocato dal direttore Mieli e sentirsi «sollevato dall'incarico». Dal febbraio 2007 Vulpio si occupa dell'inchiesta "Toghe Lucane", la terza inchiesta di De Magistris, con "Poseidone" e "Why Not". Un lavoro quasi quotidiano di ricerca e approfondimento. Fino allo scorso 3 dicembre, quando nel pezzo "incriminato" racconta da Catanzaro le perquisizioni ordinati dalla procura di Salerno nei confronti di otto magistrati calabresi e di altri politici e imprenditori. La sua colpa? Di aver fatto i nomi di gente nota che compariva negli atti giudiziari, come Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, Mario Delli Priscoli, procuratore generale della Corte di Cassazione, Simone Luerti, presidente dell'Associazione nazionale magistrati.

da www.ilmanifesto.it


Carlo Vulpio scrive sul blog http://toghe.blogspot.com/2008/09/su-clementina-forleo-e-luigi-de.html ciò che dovrebbe scrivere sul Corriere della Sera- Ciò che sta accadendo (per il caso D’alema - Latorre) in questi giorni non ha precedenti nella storia repubblicana.

17 dic 2008

PENSO ERGO SUM

«Freccia rossa» ha già le gomme a terra


Il super treno «Freccia rossa», a nemmeno 24 ore dall'inaugurazione, ieri ha già lasciato i passeggeri a terra. Il convoglio Tav partito alle 7,25 da Roma, si è bloccato per ben 2 ore alle porte di Caserta, causa «guasto al pantografo». Il treno - recitano le agenzie - era «pieno di professionisti con appuntamenti improrogabili»: sono sorte diverse liti con il capotreno, e così è stata chiamata la polizia. «Fuori uso» anche alcuni bagni. Con le Ferrovie siamo alle solite. Invece di arrivare a Napoli alle 8,46, «Freccia rossa» ha raggiunto la sua meta alle 10,40. Quando gli appuntamenti «improrogabili» dei manager erano già belli che andati. Alle Fs andrebbe ricordato che anche tanti pendolari, trascurati per investire nei super treni, hanno spesso impegni «improrogabili»

da www.ilmanifesto.it

16 dic 2008

FETICISTI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI.


Più di 200 avvocati iracheni e di altri Paesi sono pronti a difendere, a titolo gratuito, Muntazer al-Zaidi, il giornalista in carcere dopo che ha lanciato le proprie scarpe contro il presidente americano George W. Bush. «La nostra linea difensiva si baserà sul principio che gli Stati Uniti occupano l'Iraq e che quindi ogni forma di resistenza è legittima, compreso il lancio delle scarpe».

14 dic 2008

Servizio Civile Nazionale a RISCHIO CHIUSURA

Con il taglio drastico del 42% delle risorse economiche a disposizione per il servizio civile nazionale, si passa dai 299 milioni stanziati per il 2008 dal precedente esecutivo ai 171 previsti nella finanziaria per il 2009, il peggiore della storia recente del servizio civile nazionale.
Cifre che mettono addirittura a rischio la possibilità per i giovani italiani di partecipare nel 2009 a questa importante opportunità.
Già quest’anno il servizio civile ha avuto una battuta d’arresto rispetto al 2007 scendendo da 50.000 a 32.000 volontari.
A nulla sono valsi gli appelli che ormai da anni gli Enti continuano a lanciare sulla necessità di stanziamenti pubblici complessivi di almeno 400 milioni l’anno per avere un sistema di servizio civile nazionale che ne faccia un‘ opportunità per i giovani, invece che un privilegio, oltre che una risorsa per le comunità locali.
Tutte le ricerche effettuate in questi anni hanno dimostrato la positiva efficacia nei risultati educativi, sociali e economici. Ogni euro di denaro pubblico investito ci sono ritorni per 2 euro.
Ci sono molti aspetti del servizio civile nazionale che vanno riformati, e da tempo il Terzo Settore ha avanzato proposte a riguardo, ma l’abbattimento delle risorse è un errore che ha come unico effetto l’aggravamento dei nodi esistenti e non la loro risoluzione.
Siamo favorevoli ad aprire un tavolo per la revisione delle regole, ma siamo contrari a che questo significhi ripensare il sistema in funzione di risorse così limitate, sancendo l’idea di un servizio civile di nicchia e sul piano culturale sminuendone alcune finalità e la sua storia (l’educazione dei giovani, la difesa della Patria e il legame con la nonviolenza). Criteri questi in antitesi con un servizio civile popolare e di reale impatto educativo e culturale sulla società civile.
Per questo chiediamo che siano introdotti emendamenti alla legge finanziaria dando al Servizio Civile Nazionale nel 2009 le stesse risorse del 2008 e che siano superati gli impieghi inutili di risorse statali oggi esistenti (INPS e IRAP).
Per questo chiediamo che entro il mese di Gennaio 2009 siano definiti, con un percorso di piena consultazione dei giovani e degli enti, i contenuti della riforma legislativa per avere dal 2010 un nuovo quadro di certezze.

firma qui:

http://firmiamo.it/salviamoscn


PASSAPAROLA

11 dic 2008

Ah...l'italia

Il prossimo mese i cieli della penisola saranno attraversati da una nuova "entità" e se ne sa ancora veramente poco. Fossero Ufo sarebbe più facile...invece no, è la C.A.I. ossia il risultato di un bordello di Stato (o meglio di governo dato che definire l'Italia uno Stato mi sembra un lusinghiero vezzeggiativo). La C.A.I. è la figlia storpia di una fusione tra l'Alitalia ed Air One studiata ad hoc per offrire agli studiosi di economia un caso di mala gestio su cui interrogarsi per i prossimi 3 anni...e non sono numeri a caso. Andiamo per gradi: l'Alitalia è stata sul punto di dichiarare fallimento per anni. Anche Prodi, negli ultimi mesi di mandato, mentre si stava organizzando a tavolino la crisi di governo, ha cercato strategie per risollevare le sorti della compagnia di bandiera e l'unica ipotesi possibile all'epoca era la vendita ai francesi, ossia Air France. I sindacati si alzarono dal tavolo delle trattative perchè la cessione ai francesi avrebbe significato accettare un piano industriale troppo sacrificante dal punto di vista dei lavoratori: troppi esuberi. E poi c'era Berlusconi che contemporaneamente, in campagna elettorale, prometteva soluzioni geniali per lasciare in mano agli italiani la loro storica compagnia. In troppi ci hanno creduto...ecco i risultati. La fusione con Air One significa ridurre di 1/3 la flotta aerea, cioè Alitalia ed Air One insieme faranno volare meno aerei di quanti ne facesse volare prima Alitalia da sola. Molti aerei di Alitalia saranno dismessi e si prenderanno in leasing (cioè una sorta di affitto), PAGANDOLI, aerei di Air One. Con la dismessione degli aerei Alitalia, giudicati obsoleti, non volerà più neanche il personale impiegato, da gennaio cassaintegrato (e dovrebberro essere circa 30 mila). Più dell'80% dei voli di C.A.I. sarà nazionale: gli italiani per andare all'estero saranno costretti a rivolgersi comunque a comagnie straniere e i guadagni previsti per C.A.I sono molto in dubbio...gli esperti del settore dicono che il guadagno nei trasporti aerei si fa sulle tratte internazionali dato che il costo del carburante ha un'incidenza maggiore nella fase del decollo e dell'atterraggio. Ma adesso viene il meglio: tutto ciò avverrà in una situazione di monopolio legale: con un decreto del Governo è stato impedito all'Antitrust (l'autorità che dovrebbe occuparsi di garantire nel mercato nazionale la libera concorrenza) di ficcare il naso nella quastione C.A.I per 3 anni. Forse non è chiaro: per 36 mesi il governo ha legittimato il monopolio C.A.I nel settore dei trasporti aerei giustificandolo con la necessità di dover dare del tempo alla nuova compagnia per riorganizzarsi. Quindi 1/3 di voli in meno e un aumento del prezzo dei biglietti stimato intorno al 30%. Il governo cerca di legittimarsi tramite i portavoce di cartapesta che manda in giro per le trasmissioni televisive: così pagheranno solo i viaggiatori e non i contribuenti che per anni hanno visto destinare i loro soldi alle cassa Alitalia per riaddrizzare bilanci in perdita ormai dal 1992. Ma forse si salta un passaggio fondamentale: chi aveva il potere di nominare i dirigenti Alitalia? Chi ha avvallato la mala gestio non revocando le nomine? Chi ha "punito" i vecchi manager Alitalia, gli stessi che l'hanno condotta al tracollo finanziario, con una buona uscita di 13 milioni di euro? E soprattutto, chi ha il coraggio di chiamare "patrioti" i vertici di quella che sarà la C.A.I, i 18 ultramiliardari investitori italiani che hanno deciso di assecondare questo assurdo progetto monopolistico e partecipano alla cena di inaugurazione della "nuova entità" arrivando in auto blu e infischiandosene delle proteste dei piloti e lavoratori cassaintegrati?

la menzogna della sicurezza montata dall'oligarchia degli affari

La questione dello sceriffo Cioni
di Alessandro Robecchi
Ieri mi sono vestito da lavavetri, ho scelto un bel semaforo, e mi sono seduto lì a leggere le cronache politiche che ci giungono dalla città di Firenze. Sapere che nel bel mezzo della santa crociata contro i lavavetri, (estate 2007), l'amministrazione flirtava con i ras del mercato immobiliare per nuove entusiasmanti speculazioni, è istruttivo. Non so se vi è chiara la potenza di questa metafora: l'opuscoletto che spiegava ai fiorentini la svolta securitaria della città è stato realizzato con il contributo del gruppo Ligresti, e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro sui ricchi che bastonano i poveri. Ma lo dirò nel modo più diretto possibile: non mi interessa - qui - la questione morale. Non mi interessano le intercettazioni (invero un po' imbarazzanti) dell'assessore-sceriffo Cioni, non mi farò incantare dalla divertente pantomima dell'inchiesta-è-in-corso. Qui la questione morale non c'entra, c'è una questione politica, piuttosto. C'è anzi una visione politica che è quella attualmente in esecuzione nel paese intero. Tolleranza zero con le fasce marginali della popolazione (e relativa propaganda a buon mercato), e intanto cemento, favori, appalti, aree d'oro. Era solo un anno e mezzo fa quando il paese pareva terrorizzato dalla violenza, quando l'emergenza sicurezza troneggiava senza rivali su tutti i media. L'assessore Cioni e molti altri ci cascarono con tutte le scarpe, guidando il gruppone dei benedetti repressori, ricevendo complimenti dalla destra incattivita e blande benedizioni dai vertici. «La sicurezza non è di destra né di sinistra», dicevano per stare al passo. Bene. Ora l'emergenza sicurezza non c'è più, era una cazzata, una trovata televisivo-elettorale della destra con buone comparse, come l'assessore-sceriffo Cioni, finanziata in certi casi da imprenditori a caccia di affari. La questione morale non lo so, ma la questione politica mi pare grossa, anche a leggerla nei panni di un lavavetri.

da www.ilmanifesto.it

10 dic 2008

Fare un GOLPE e FARLA FRANCA

ABSOLUTE POESIA


Sophie, io non so cosa sia quella cosa che tu chiami «Rivoluzione», ma puoi festeggiare quel giorno di maggio. Possediamo questo ricordo mentre tanti altri ricordi sono stati cancellati, scariche della nostra collera che non hanno lasciato tracce...! E avere questo è meglio che non averlo. E' meglio averlo fatto. E poi, Sophie, chiamalo come vuoi e fanne quel che vuoi. La Storia non merita di più.

(Patrick Chaamoiseaux)

08 dic 2008

solidarietà con i compagni greci contro il terrorismo di stato

durante le manifestazioni studentesche contro la riforma universitaria, a Salonicco, la polizia uccide un ragazzo di 15 anni. esplode la rabbia dei compagni.

http://solleviamoci.wordpress.com/2008/12/07/grecia-dietro-gli-scontri-fotografia-di-un-paese-pieno-di-contraddizioni/
(per uno sguardo d'inisieme sulla situazione politica greca)

IL PRIMO DELLA CLASSE


Il primo della classe non si sporca mai le mani, lui usa la lingua.
Il primo della classe diventa direttore di testata. Diventa Giordano, Riotta, Vespa, Belpietro. Il primo della classe ha sempre uno stipendio da primo della classe.
Il primo della classe diffama senza diffamare, informa senza informare, ruba senza rubare.
Il primo della classe vuole la riforma della giustizia, ma non vuole farsi processare. Si chiama D’Alema o Berlusconi. E’ un primo della classe trasversale.
Il primo della classe diventa Presidente della Repubblica, fa il capo del CSM, lascia al loro destino De Magistris e la Forleo.
Il primo della classe se ne frega della legge Parlamento Pulito ferma in Senato, ma è molto attento alla dichiarazione dei redditi di Grillo.
Il primo della classe scrive sui giornali grazie ai contributi pubblici.
Il primo della classe si volta sempre dall’altra parte, dalla sua parte.
Il primo della classe crede a Mediaset, alla RAI e a Eugenio Scalfari e si sente tanto una brava persona.
Il primo della classe è il primo a sapere, ma anche il primo a finire a Hammamet.
Il primo della classe ignora i 98 miliardi di euro che le concessionarie devono allo Stato, ma parla bene della social card e del governo.
Il primo della classe fa analizzare la Biowashball dal CNR (è come se per attaccare Michael Moore la CNN si rivolgesse al MIT), ma non la diossina di Taranto.
Il primo della classe è il primo a fottere lo Stato, ma con eleganza, senza parolacce e con il vestito giusto.
Il primo della classe diventa imprenditore CAI, licenzia 12.000 persone, lascia alcuni miliardi di debiti allo Stato, ma è un patriota.
Il primo della classe è spesso un concessionario di roba nostra, strade, acqua, energia. Una concessione tra pari, fatta da altri primi della classe. Non si diventa il primo tra i primi della classe senza le concessioni radiotelevisive.
Il primo della classe è preoccupato per il debito pubblico che lui stesso ha creato come ministro dell’Economia, se dice di comprare i BOT e i CCT è perché è una persona responsabile.
Il primo della classe paga le tasse, ma sempre lo stretto necessario.
Il primo della classe ha bisogno di un popolo di servi o di ignoranti per vivere alla grande.
Il vero primo della classe mente a sé stesso così bene da crederci e si offende se qualcuno lo mette in dubbio.
Il primo della classe vede la pagliuzza negli occhi degli altri, ma ignora la trave sulla quale è seduto.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

dal blog di Beppe Grillo
http://www.beppegrillo.it/2008/12/i_primi_della_c/index.html?s=n2008-12-07

05 dic 2008

NOSTALGIE DI SINISTRA

L'Italia volle più democrazia...Pd fu. Poi si volle la partecipazione dei giovani in politica...e i Giovani Democratici furono. Il dritto e il rovescio di un'unica crisi fagocitaria, quella della sinistra. C'è stato un Walter che in campagna elettorale abbracciò la teoria manzoniana di non nominare il suo avversario politico. Strategia ottima per farsi accartocciare dal leader dello schieramento avverso e ripiegare sulla trovata geniale di un governo ombra, mentre la sinistra vera, o almeno i ruderi più autentici, venivano sbattuti fuori della mezzaluna vellutata del Parlamento con un grazie e arrivederci. La sinistra extraparlamentare, quella delle piazze, si farà sentire. Per ora, invece, continuiamo ad assistere a macchinose e ardite rivisitazioni autoritarie in chiave neofascista e la sinistra delle piazze è quella di Berinotti che si ritira a vita privata, Cofferati che decide di fare il papà e del caro buon vecchio Prodi che per onostà politica ha abbandonato il campo dopo aver chiuso in pareggio i conti del precedente mandato...niente di buono ma neanche niente di cattivo. La sinistra è quella che nella mia città ha fondato la sezione "juniores"...tra un po' ci saranno i pulcini, gli allievi, gli under 14...si parla di giovani in politica ma anzichè liberare le poltrone dal peso ingombrante di ultrasettantenni che dovrebbero finire i loro giorni negli istituti penitenziari o, al più, con un buon avvocato e un buon certificato medico, ai domiciliari, si creano contenitori politici appositi, giusto per contenere le ambizioni di quella fascia di popolazione ancora troppo giovane per delinquere con il "garbo" che contraddistingue le militanze berlusconiane e già troppo vecchia per non incazzarsi. E il riferimento all'Innominabile non è casuale...non l'abbiamo forse imparato dall'ideologia(?!) alleanzista e forzista a relegare la meglio gioventù in sezioni ad hoc manovrate dall'alto a apparentemente autonome e dotate di spirito innovativo? Così come la questione delle donne in politica...in Spagna Zapatero, al secondo mandato, forma un governo con 9 donne su 15 e Berlusconi non vuole essere da meno...nel suo ci sono la Carfagna, la Prestigiacomo, la Gelmini, prodotte e confezionate appositamente per noi, donne-manifesto-marionetta e qualsiasi altro concetto che serva a richiamare il principio della forma senza sostanza va bene. Giovani e donne, corollari vuoti e superflui di un sistema politico che sia a destra che a sinistra non lascia spazio ai sospiri di sollievo. Sistemi asfittici e implosivi che mettono paura e creano disorientamento e la cosa peggiore è che dovrebbero essere i nostri Caronte, coloro che dovrebbero traghettarci in un periodo di crisi economica che non ha precedenti dal 29, che provocherà un mutamento sociale simile al dopoguerra e il presentimento, considerati i presupposti, è che non sia in meglio.

04 dic 2008

SULLE "CLASSI PONTE"

Guardando l'onorevole Cota, della lega, primo firmatario della mozione in questione, mi è sembrato che il giochetto malato, la "strategia fatale" stia tutta nella capacità, posseduta dai politici in virtù di un apparato di informazione-spettacolo, di CREARE un problema, creare la percezione di un'emergenza, che loro si accingono ad AFFRONTARE.

Un linguista ha fatto recentemente osservare la particolarità del concetto EMERGENZA: esso designa in un'unico atto di significazione una "condizione oggettiva della realtà" e, contemporaneamente, lo "stato emotivo conseguente a percezione di tale condizione". secondo me è qui che gioca gran perte della strategia.

La norma, passata già alla camera, parla di "immigrati di ingresso recente in italia" che sarebbero sottoposti al "test di competenza linguistica". Già emerge una componente "spettacolare" del provvedimento in questione: l'immigrato da anni in italia, bocciato già due volte alle elementari, non potrà fruire di alcuno dei mirabolanti strumenti messi in opera dal governo per "affrontare il problema integrazione".

Il discorso dell'onorevole è: bisogna evitare che ci siano classi con l'ottanta per cento di stranieri (i quali, rallenterebbero il progresso dell'apprendimento dei "programmi" da parte dei bambini italiani). Quindi, prendiamo tutti gli stranieri e mettiamoli insieme, ad imparare la lingua. Perchè, nel frattempo, i genitori continuano a "scappare" dalle classi con l'ottanta per cento di immigrati (su questo non ho dati precisi, ma non stento a credere che sia un fenomeno rilevante). Allora si vede che il problema non è un deputato o una ministra, ma tutta la società, la sua deriva immunitaria e autoimmunitaria, la paura e l'incomunicabilità, la separazione.

In qualche misura, anche il concetto stesso che "a scuola si va per imparare" andrebbe decostruito, sottoposto ad una critica demolitrice. (Ma il mondo delle classi medie occidentali è alla fine. Questa fine durerà tanto o poco, ma è un'agonia. Il dispositivo immunitario della segregazione, della preservazione della nostra identità, è uno degli strumenti che si possono mettere in atto in un momento di decadenza. Tutto questo finirà. Ciò che verrà dopo non sarà meglio).

Ma il punto è, sempre al livello di discorso, non certo di "effetto concreto", il quale richiederebbe un'analisi ben più profonda: il leghista dice: difendere la nostra cultura e la nostra identità. Ma cosa ho io in comune con lui? io credo, affermo con certezza, che non c'è la minima cosa che io e lui troveremmo in comune da insegnare ai nostri figli, neanche il modo per evitare che mettano i diti nei buchi della corrente. Nè, di certo, la mitologia della battaglia di Lepanto

02 dic 2008

Femminismo a Sud


Dalla presentazione del Disegno di Legge Carfagna sulla prostituzione e con le ordinanze di tanti Sindaci in Italia si è creato un pericoloso clima di intolleranza verso tutte le persone che si prostituiscono. Insieme al ddl si sono avviate campagne politico-mediatiche per alimentare l’allarme sociale e la paura dei cittadini. Sulle persone socialmente “deboli” (della cui sicurezza non ci si preoccupa), si vuole oggi indirizzare l’insicurezza e la paura della gente facendole diventare il capro espiatorio su cui sfogare le frustrazioni di un Paese che sta impoverendo in tutti i sensi. La “sicurezza” sta diventando l’abbaglio e il pretesto per escludere e discriminare i più “deboli”, i “diversi” e gli “stranieri”, nei confronti dei quali sono aumentate aggressioni, violenze, discriminazioni che si fanno passare come normali, endemici e scontati atti di violenza metropolitana, sottacendone l’origine razzista, sessista, omo-transfobica.

Sulla paura e sull’insicurezza si sono costruite campagne che non risolvono ma ingigantiscono i problemi, dei quali si continua a non considerare le cause cercando semplicemente di eliminare gli effetti per mezzo della ricetta più semplice, quella di nascondere. Esattamente quello che si sta tentando di fare con la prostituzione: renderla invisibile.
visita il link:
http://femminismo-a-sud.noblogs.org/

29 nov 2008

ABSOLUTE POESIA



Venerdi' 20 ore 17,45

21.7.2001

I morti sono sempre più indocili.
Prima era facile trattarli:
gli davamo un colletto duro un fiore
lodavamo i loro nomi in una lunga lista
(...)
Il cadavere firmava in onore alla memoria:
tornava alla sua fila
e marciava al ritmo della nostra vecchia musica.
Ma cosa ci vuoi fare
i morti
sono cambiati da quei tempi.
Oggi diventano ironici
fanno domande.
Mi sembra che facciano i conti
di essere sempre più in maggioranza!

( Roque Dalton)



ABSOLUTE POESIA

Uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli è l'atto più bello che si possa compiere. Quasi nemmeno ci rendiamo conto delle nostre tacite obbedienze e automatiche sottomissioni, ma ce le posso svelare -dandoci un orrore salutare - i momenti di spassionata osservazione, quando scatta il dono di chiaroveggenza e libertà e al di là dei recinti dove si sta rinchiusi si spalanca l'immensa distesa del possibile.

(Elemire Zolla)



28 nov 2008

espiazione: quando su rai1 si parla di "episodi di razzismo"

finita l'emergenza (come è che finisce un'emergenza? un'emergenza emerge) si passa alla fase dell'espiazione: una serie di passi attraverso dispositivi di contrizione morale che, sacrificando piccole parti di noi, ci portano ad una serena autoassoluzione. dopo l'ondata di criminalità percepita, la cui causa risiedeva nell'incontrollata presenza di immigrati clandestini e nel buonismo lassista che i governanti adottavano a loro vantaggio, il dibattito pubblico si impegna ora a porsi la domanda sul nostro presunto razzismo. nella sondaggiocrazia televisiva, si chiede ai cittadini di prendere posizione rispondendo alla domanda: l'italia sta diventando un paese razzista? si mantiene salda la barra almeno sul fatto che, in qualche modo, le cose stanno cambiando. più dell'ottanta per cento della popolazione risponde: "no", ma questo dato è poco importante. Sansonetti, in un dibattito televisivo all'ora di punta sulla rete ammiraglia, tenta l'impresa disperata: " il valore euristico di questo sondaggio deriva dal ribaltamento dei suoi dati: possiamo dire che se la maggioranza degli interpellati non si sente razzista, l'italia sta diventanto un paese razzista ".
il rischio grosso è che noi portiamo avanti delle lotte senza renderci conto che ogni nostra azione è spuntata, perchè usiamo armi costruite dal nemico per raggiungere i suoi scopi, e quelle armi funzionano solo se le usa lui. (meglio: non ci sono scopi, è il funzionamento stesso lo scopo, utilizzando già delle armi, contribuiamo al funzionamento generale)

dovremmo essere i primi a rimettere in discussione la categoria di razzismo; dovremmo riuscire a trovare il modo di evitare questi (tragici) giochetti.

parafrasando Foucault (e che dio mi perdoni), la razza non è un dato naturale che l'universalismo democratico si sforzerebbe di domare e disciplinare. il dispositivo di razza appare piuttosto un punto di passaggio particolarmente denso per le relazioni di potere tra capitale e lavoro, segmentazione amministrativa e popolazione urbana, velocità dei flussi economici e sedentarietà dei lavoratori.
il razzismo, che è sempre di stato, è uno degli innumerevoli dispositivi mentali attraverso cui l'attribuzione di colpa non è più costruita sul reato, ma sul criminale, che va sempre in qualche modo identificato, spiegato, isolato attraverso un dispositivo immunizzante.

in - formazione

(il trattino non è una casualità)
La nostra attenzione rimane sveglia per 3 minuti.
Questo è il prodotto di una società che ci spoglia di responsabilità e di capacità critica.
Privati di onestà intellettuale, accettiamo notizie come prodotti impacchettati e indiscutibili.
IN - FORMAZIONE nasce per grattare via i calli dal cervello, proporre la conoscenza come processo in divenire creato dalla partecipazione.

22 nov 2008

cosa significa radicalizzarsi

Il movimento degli studenti ha riportato nelle università la discussione politica, svegliando una generazione dal torpore in cui sembrava assopita. Il movimento ha manifestato in questi mesi la sua “irrappresentabilità”: non esiste forza politica in cui la protesta negli atenei si identifichi, le identità dei partiti continuano a sembrare lontane dalle rivendicazioni degli studenti. Nelle università, infatti, si prova un disagio diffuso, sentito quotidianamente dalle figure che al suo interno vi operano, e nessuna ricetta generale sembra rispondere pienamente alla molteplicità dei temi del movimento.

Il percorso di riforma dell’università degli ultimi quindici anni, con il pretesto di avvicinare lo studio al mercato del lavoro, ha creato un modello di formazione frammentario e disorganico: l’università non si pone più il fine di produrre intellettuali, ma un “esercito di riserva di lavoratori precari”, nutriti di alte aspettative e pronti a immettersi nel settore del terziario avanzato in ruoli professionali sviliti e servili. Ciò che ora bisogna comprendere è che i tagli del duo Tremonti-Gelmini sono solo l’ultima concretizzazione di un processo di frammentazione del sapere funzionale ad una trasformazione della società in senso antiegualitario e oligarchico. E’ in corso un processo che modifica concretamente la trasmissione dei saperi per legittimare uno sfruttamento sempre maggiore del lavoro “intellettuale”, che, si capisce, si lascia maggiormente sfruttare se si fonda su un “sapere” disorganico e superficiale: chi, durante il proprio percorso di formazione universitaria, non riesce ad acquisire una visione completa e profonda del proprio ambito di studi, è maggiormente sfruttabile, ricattabile, trascinabile in un ruolo lavorativo esente da ogni responsabilità e riflessione generale.

Le società occidentali, e in particolar modo quella italiana, sono attraversate da un processo imponente di chiusura ed esclusione: le leggi sull’immigrazione, che tendono a creare un esercito di lavoratori disposti a tutto per il pane e quindi schiavizzabili poiché messi nella condizione di non poter rivendicare alcun diritto (sono già “criminali” per il solo fatto di essere immigrati) vanno nello stesso senso dello smantellamento della contrattazione collettiva dei contratti di lavoro, inoltre, dal punto di vista “simbolico”, servono ad impedire una saldatura di un blocco sociale che possa contrastare le oligarchie economiche e mafiose. Lo strumento di governo della nostra società diviene sempre più quello di mettere i poveri contro i più poveri, gli emarginati contro i più emarginati. Il sapere critico subisce in questo momento la stessa forma di esclusione; smantellare l’università pubblica si inserisce in questo progetto a lungo termine.

E’ per questo che oggi il movimento studentesco deve radicalizzarsi. La protesta contro i tagli deve svilupparsi in una presa di posizione sulla società nel suo complesso. Ma questo deve avvenire senza leaders e senza identità precostituite. Ogni gruppo in movimento, nel proprio ambito di studio, deve ora interrogarsi su quello che rivendica come “il proprio futuro”. E’ necessaria, in questa fase, la massima autorganizzazione, la più completa acefalia: nessuno, infatti, in questo momento ha risposte definite e generali. Per esempio: gli studenti di giurisprudenza devono iniziare a capire cosa il sistema giuridico chiede al loro “sapere”, mentre il diritto si trasforma per lasciare sempre più impuniti i potenti e criminalizzare ogni forma di devianza; gli studenti delle facoltà scientifiche devono interrogarsi sul potere dei gruppi economici nella definizione delle applicazioni tecniche della scienza; gli studenti di medicina devono interrogarsi sull’idea di malattia, su come questa possa essere soggetta a molteplici interpretazioni, delle quali oggi il potere incondizionato delle lobby farmaceutiche-baronali privilegia quelle più inumane, orientate solo ad estorcere soldi e paura dai “corpi malati” che le contraddizioni sociali producono; gli studenti di psicologia devono interrogarsi sul concetto di “normalità” in base al quale i DSM valutano la malattia mentale, sulle forme legalizzate di droghe farmaceutiche che svuotano la contraddittorietà dell’esperienza personale per renderla mero fatto neurofisiologico, “curabile” con una pratica che si fonda più sulla “neutralizzazione” che sulla comprensione; gli studenti di “beni culturali” dovrebbero interrogarsi sul ruolo che la cultura ha nella società; gli studenti di pedagogia dovrebbero interrogarsi sulle pratiche di esclusione e umiliazione che la scuola pratica per sua natura su certe fasce della popolazione; gli studenti di sociologia dovrebbero denunciare le menzogne intrise di buonismo che, in bocca agli uomini politici, giustificano scelte razziste, violente e discriminatorie; gli economisti dovrebbero chiedersi come mai il nostro sistema produttivo, cullato per trent’anni dalle sirene del liberalismo, non è riuscito a trovare nessuno che mettesse in guardia governi e poteri economici rispetto alle possibilità della grave crisi di sistema che stiamo vivendo e che nessuno di noi vorrebbe pagare; gli studenti di giornalismo dovrebbero chiedersi qual è il futuro che chiedono ad un sistema dell’informazione fondato sull’autocensura e la superficialità.

Questi sono solo degli indirizzi generali, degli spunti, che ognuno dovrà elaborare autonomamente a partire dalla propria esperienza e dal senso di responsabilità che questa mobilitazione ha fatto rinascere. Perché questa è la grande novità: gli studenti nelle università, su cui è stato scaricato il costo di scelte economiche e politiche fallimentari, hanno alzato la testa, hanno detto no. Questo è ciò che gli studenti sono ancora in grado di fare, a differenza degli immigrati criminalizzati, dei diversi psichiatrizzati, dei poveri costretti a sentirsi in colpa per la loro povertà. Oggi, nella voce degli studenti che giustamente rifiutano ogni identità di una politica da cui si sentono lontani e manipolati, può riecheggiare il riscatto di ogni oppressione. Questo significa radicalizzarsi: comprendere che lo smantellamento dell’università pubblica è solo un fase di un processo di evoluzione della società verso esiti autoritari e opprimenti. Quindi, ciascuno attorno e sé ricostituisca quello spazio pubblico che la propria responsabilità vuole abitare. L’onda non si ferma.

21 nov 2008

PERCHè LA DIVISA NON SI PROCESSA?

perchè la divisa non si processa?
perchè il fatto non sussiste?
perchè non vogliamo vedere il sangue i lividi le distanze le inconfondibili prove i video le fotografie?
e se le abbiamo viste, se abbiamo sentito le loro urla
perchè facciamo finta di nulla?
perchè rendiamo eroi solo quelli che portano la divisa?
e quelli con il passamontagna e l'estintore in mano?
quelli che davanti ai signor manganelli alzano le mani?
perchè cala il silenzio?
perchè alla carneficina della Diaz e di Bolzaneto
alla morte di Carlo in piazza Alimonda si è aggiunta
l'ingiustizia l'imbroglio la vergogna?
perchè un pestaggio bestiale?
perchè trovare una scusa banale come le due molotov?
perchè la visiera del casco ben calata sul viso?
perchè sono stati assolti i vertici della polizia?
perchè più cambia e più rimane la stessa storia?

19 nov 2008

IO SO di Pasolini

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.

Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).

Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.

Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista).

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari.

Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.

Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il "progetto di romanzo" sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti.

Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile...

Pasolini

Dal "Corriere della sera" del 14 novembre 1974 col titolo
"Che cos'è questo golpe?"