16 gen 2009

Lucia Annunziata: la continuazione della guerra con altri mezzi




Lucia Annunziata litiga con Santoro ad Annozero, puntata sull'attacco Israeliano a Gaza. Litiga, si alza e, nonostante il disperato richiamo di Rula Jebreal, se ne va sdegnata.

Lucia Annunziata ha definito il programma "fazioso", orientato a mettere in luce il torto dell'operazione militare israeliana (in termini di "sproporzione") ai danni dei civili palestinesi. La faziosità di Santoro sarebbe quella di non edulcorare il racconto dell'orrore palestinese controbilanciandolo con le gravi colpe dei terroristi di Hamas. Un confronto con l'informazione internazionale, con Al jazeera, Arab News o solo con i reportage del "nostro" Arrigoni, e ci si rende conto che la puntata di Santoro è un tentativo di S-bilanciare quella forzosa equiparazione dei torti che i media italiani perseguono in questi giorni, centellinando omologamente il tempo dedicato ai 1070 morti palestinesi e allo schok e al terrore suscitato da un razzo Qassam su una casa israeliana.

Santoro mette in scena l'orrore della guerra, tentando di sottrarlo alle mediazioni, alle edulcorazioni dell'informaizone rigidamente persuasa del Superiore Diritto alla Difesa di uno Stato Sovrano nei confronti dell'attacco terroristico. L'orrore della guerra, Santoro evita di rappresentarlo esponendo l'inestricabilità delle cause storiche, la sovrapposizione di circostanze, la giustezza dei principii, che siano quello sionista o quello della grande nazione islamica.

A Santoro interessa altro: un lato umano, ma non nel senso umanitario di commossa identificazione con la vittima (perchè altrimenti non se ne esce: chi è più vittima? - discorso particolarmente ostico quando una delle due parti in causa ha una certa dimestichezza con il ruolo storico di vittima universale). Il lato umano che interessa a Santoro è: tentare di rappresentare la sostanziale identità di tutti gli uomini, per quanto pertiene alle possibilità di riconoscersi da una parte o dall'altra della distinzione Amico\Nemico. Mi spiego meglio: se l'informazione e la A-Politica nostrane possono avallare così pacatamente la tesi dominante della "legittima difesa" dello stato di Israele, annoverando la relatà, riportata con costernazione, delle vittime civili nel concetto di "effetto collaterale", "male necessario" et similia, è solo perchè l'orrore, il dolore, il non-senso della guerra sono vissuti dal soggetto occidentale in una dimensione di non-realtà. Per Santoro, questo è uno dei temi più importanti di "Waltzer con Bashir", in cui si racconta che persino per un soldato israeliano, che imbraccia il fucile fottuto dalla paura, la percezione dell'orrore di cui partecipa con la sua azione avviene in un campo separato dalla sua normale visione del mondo, dalla sua "identità". L'orrore della guerra, cioè, per quanto concreto e immediatamente presente davanti agli occhi e sulle proprie mani, non è un evento che viene inserito nelle categorie di senso dell'individuo, non "Insegna" niente sulla vita, non modifica la visione del mondo del soggetto razionale; piuttosto, slitta in una dimensione inconscia, rimossa, lavora silenziosamente nel profondo, si annida sulla faccia oscura della follia, nutre la "parte maledetta" che ciascuno si porta dentro, senza modificare la struttura della sua retorica. Ma, secondo Santoro, se questo è vero per un ex-militare israeliano che rimuove totalmente, al confine con la follia, quello che ha fatto e visto durante l'attacco al Libano del 1982, è più vero, e vero in modo più inquietante, per un onesto cittadino occidentale. E, durante la puntata, Lucia Annunziata ha trovato nell'onesto cittadino occidentale la categoria approntata da Santoro che meglio si attagliava alla sua personalità.

Ma andiamo con ordine. Santoro, dicevamo, vuole rappresentare l'umanità della guerra. In primo luogo, chiama un esperto di tattica militare, che sta lì a ricordarci che la guerra è una delle tante tecniche, uno dei tanti comportamenti finalizzati e progettuali che le comunità umane mettono in atto per raggiungere i propri scopi, un po' come la coltivazione intensiva o l'amministrazione dei musei. Dall'altra parte, Santoro fa parlare persone "normali" che, dalle case, dalle università, dai siti web, dalle periferie dell'occidente hanno preso parte, a modo loro, alla guerra. Tra loro, i ragazzi che hanno manifestato a Milano contro l'attacco israeliano: ragazzi palestinesi, molti dei quali laici e "secolarizzati", immigrati, alcuni di seconda generazione, ma stretti da un forte legame di identificazione con le sorti del popolo di Gaza. In studio, c'è anche una ragazza israeliana, immigrata, ex militare dell'esercito di Sion. La ex-militare israeliana e una ragazza che aveva manifestato a Milano, figlia di immigrati palestinesi, litigano, in diretta, rivolgendosi contro il solito armamentario di accuse.

Ma qui, l'onesta cittadina Lucia Annunziata ha il primo scatto d'ira, quello che rimarrà fino alla sua uscita di scena l'unica presa di posizione realmente circostanziata e razionale su qualcosa che non le è andato giù della trasmissione. "Non si possono affidare a due ragazzine questioni così importanti" - ha osservato la conduttrice di "In mezz'ora" ed ex presidente di garanzia della commissione di vigilanza Rai.

Il discorso dell'Annunziata è questo: l'informazione deve "mettere in forma" il fatto bruto dell'umanità; la rappresentazione della realtà che i media ci assicurano non può mostrare il non senso, l'assenza di composizione, l'incapacità di dialogo, la forclusione totale delle possibilità di mediazione razionale. Quelle possibilità di mediazione razionale, che sono il dogma su cui si fonda il nostro credo nella democrazia liberale, non possono che essere rotte dal CRIMINE, dal MALE, dal DISORDINE, cioè da ciò che mette in discussione il GIUSTO su cui si fonda l'ordinato consesso degli uomini civili. Il crimine, il male, il disordine, quando si presentano, sono chiaramente localizzabili, identificabili, e stanno pronti lì per essere combattuti. In questo MALE, che la società può combattere grazie agli strumenti del potere politico, grazie alla spada che fa rispettare la legge, grazie alla competenza tecnica della psichiatria forense, grazie al rigore scientifico della scienza della malattia, rientrano: la criminalità, la follia omicida, il turpe assassinio, il vandalismo, il bullismo, la faziosità dell'informazione (o anche: "uso criminoso del mezzo pubblico") e il terrorismo. Il resto, tutti i conflitti, le tensioni, le lotte, sono cose che la legge offre gli strumenti per mettere in forma: il conflitto politico è regolato dalla legge elettorale, dal parlamento, dalla rappresentanza, ecc; la naturale competizione tra gli uomini è regolata dal mercato, dalla produzione, dallo scambio, dalle istituzioni che realizzano concretamente la meritocrazia come la scuola, i bandi pubblici, le gare d'appalto, ecc. Il resto, è vandalismo, errore di valutazione, furore ideologico e fanatismo. Questo mondo così veramente ben fatto, che esiste nella testa di Lucia Annunziata come nella testa di tutti noi quando vogliamo starcene tranquilli a pensare ai fatti nostri, viene duramnte sconvolto, radicalmente messo in discussione, quando appare qualcosa di oscuramente iquetante. Quando, cioè, due ragazzine in abiti occidentali, studentesse universitarie, pacatamente sedute di fronte alle telecamere, iniziano rivolgersi contro accuse reciproche che non riguardano le loro particolari esistenze e puzzano piuttosto pesantemente di morte.

Le liti in Tv ci sono sempre. Da direttore della commissione di vigilanza rai, la Annunziata non si è mai scandalizzata per le liti a Domenica In tra i personaggi dei Reality; nè sembrava che il "portato costruttivo" del litigio tra le due ragazzine fosse tanto inferiore rispetto ad una normale lite tra ospiti di Ballarò, di quelle quando uno dice: "l'inflazione è calata dello 0,2 %" e l'altro ribatte: "no! è calata dello 0, 46!", e vanno avanti così per 10 minuti. No, no, il problema non è questo. Zequila e Pappalardo che litigano dalla Venier, quello non è un problema di decenza, perchè, se pure tirano in ballo la continenza sessuale delle mamme, si sa, quelle non sono QUESTIONI IMPORTANTI (e questo vuol dire: quella è la merda che diamo agli stolti, il circo, la ruota per i criceti, le cose in cui la gente seria non c'entra, se non per accoglierle sotto uno sguardo di bonario paternalismo). E nè tantomeno i politici che litigano a Ballarò sui dati, perchè si sa, i dati in fondo sono interpretabili, NON E' QUELLO CHE CONTA DAVVERO.

Il problema è che quando le due ragazzine litigano, senza parlare di nessuna scopata rubata e senza essere legittime rappresentanti di forze politiche portatrici delle istanze degli elettori, quello che sale del loro litigio è LA PUZZA DI MORTE. Più precisamente, la PUZZA DI MORTE DELLA POLITICA. Quando l'una accusa l'altra, in quanto "appartenente al suo gruppo", di aver occupato i territori della west bank e aver reso impossibile la vita ai palestinesi, oppure di tenere nel terrore qualsiasi ragazzo che salga su un autobus a Gerusalemme, quello che appare molto chiaro è che QUEL LITIGIO CONTIENE IN SE' LA POSSIBILITA' CHE QUELLE DUE RAGAZZINE SI UCCIDANO IN BUONA COSCIENZA. Entrambe, sempre meno pacatamente sedute di fronte alle telecamere, premettono ad ogni intervento che "VOGLIONO LA PACE". Ma il problema è che, in guerra, è il nemico a non volere la pace. O a volere una pace crudele per NOI, una menzogna di pace, nella quale continua sordidamente una guerra noscosta contro di noi.

Santoro questo lo sa. Santoro questo vuole far vedere. "In guerra si tratta di uccidere", sembra volerci dire. Non ha molto senso dire che Terroristi Fondamentalisti Fanatici lanciano missili, in una striscia di terra ridotta da trent'anni a sacca di raccolta di profughi, percorsa per anni dalla tensione dei coloni, ridotta a campo di concentramento all'aria aperta, quando la gente si incazza perchè gli muore il fratello o il figlio tra le mani. Certo, poi c'è tutto il resto. Ma Santoro vuole dire, e mettere Lucia Annunziata di fronte a questa verità, che la guerra è odio e morte, e non mediazione razionale o ordine pubblico.

Questo, Santoro lo può dire con la dovuta freddezza perchè, verso la fine, ha in serbo la sua soluzione: la Politica. Non quella, inesistente, dell'Europa, del Partito Democratico, che suscita il suo Travagliato sconforto; nè Ban Ki Mon e la diplomazia degli scambi. Quando Santoro parla di politica, parla di qualcosa che riesca a sussumere il conflitto entro un senso condiviso, fondato sul riconoscimento reciproco, che esclude da sè la barbarie dei bambini massacrati, senza perdere il senso che è capace di fornire solo la giusta causa di una lotta. La politica di cui parla Santoro, è quella che GIUSTAMENTE TOGLIE LA PAROLA A LUCIA ANNUNZIATA, QUANDO LEI FA IL SECONDO ATTACCO ALLA TRASMISSIONE, ACCUSANDO SANTORO DI FAZIOSITA', DI AVER PARLATO SOLO DELLE SOFFERENZE PALESTINESI, BLA BLA BLA. Lucia Annunziata, cioè, muove critiche NON CIRCOSTANZIATE, GENERICHE, che riproducono UN RITORNELLO GIA' SENTITO E RETORICO. Non ha niente di costruttivo, non ha niente di politico (nell'accezione di Santoro; nell'accezione di Lucia Annunziata, il suo è lo sdegno politico per eccellenza. Si veda, a proposito, quello che è scritto sopra sul dogma della democrazia liberale rappresentativa ecc ecc).

Quando Lucia Annunziata rivendica la pacatezza necessaria, la possibilità di mediaizone razionale, il dovere degli intellettuali, dell'informazione e della politica, è viscerale lo sconforto. La fiducia nella pacatezza, nell'illusione della terzietà, nel distacco, viene meno quando appare chiaro che l'unica possibile guerra al terrorismo non può essere che terrorista essa stessa; che, come dice Santoro, la politica come la concepiamo da queste parti, come la concepisce la sinistra europea, è inutile e impotente; che, come dicono le pagine bianche di Vauro, se si tenta di evitare le menzogne e le edulcorazioni, e in assenza di Vera Politica, ci si contra con l'unica evidenza che è impossiblie il dialogo: sempre la rabbia avrà il sopravvento, sempre la violenza simbolica del gesto sarà vista solo da chi si sente colpito. Certo, c'è un possibile lavoro della ragione, ma non può appoggiarsi a nessuna pacata superiorità già data, che risieda nel nostro modo occidentale, democratico e di sinistra di fare politica.

Ma Lucia Annunziata non ha neanche le parole per parlare di questo. Approfitta di una scena a caso per sfruttare l'argomento della faziosità e andarsene. Con la sua presenza, non vuole legittimare l'operazione di Santoro, il suo tentativo di invocare la politca. E infatti Santoro dice: "forse voleva semplicemente andarsene".

Qui si dovrebbe ritornare al discorso iniziale: cosa consente all'onesto cittadino occidentale di starsene tranquillo nella sua democrazia liberale, senza lotte, senza politica, senza senso e con la Venier alla tv? Santoro lo suggerisce, forse, quando mostra un servizio sulle "reazioni dei milanesi" alla manifestazione dei palestinesi in Piazza Duomo. La gente dice le solite storie: "devono tornarsene a casa loro, ecc, ecc". Ecco cos'è che ci consente di stare tranquilli: il Male. Chiaramente oggettivo, identificato, stabile, fuori di noi. Che conflitto, che politica dovremmo fare? Risolto ogni conflitto interiore nella politica Annunziata della nostra democrazia compiuta, a che ci serve Santoro? Abbiamo anche i morti palestinesi sui cui commuoverci, in fondo. Abbiamo sempre qualche piccolo orrore che scava silenziosamente nella nostra "parte maledetta", e abbiamo tantissimi modi per sfogarlo quando sta per esplodere. Ma Santoro, questo fazioso, di che Politica va parlando?

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