07 set 2009

CASO LONZI

LIVORNO - C'era chi picchiava all'interno del carcere delle Sughere nel 2003, l'anno in cui Marcello Lonzi morì all'interno della sua cella in quel maledetto 11 luglio. E' questo quanto la magistratura al momento suppone, ripercorrendo le tappe e facendo luce su quella misteriosa morte tramite interrogatori e indagini. L'inchiesta sulla morte di "Marcellino", come era da tutti conosciuto, è stata riaperta dal sostituto procuratore Antonio Giaconi a tre anni dalla morte del detenuto. Era il 2006 quando il pm decise di riportare alla luce dall'archiviazione (per morte naturale ndr) il caso "Lonzi" con l'inchiesta "bis". Adesso le indagini stanno volgendo al termine e dopo un lungo periodo di investigazioni gli inquirenti hanno stretto il cerchio individuando chi all'interno del corpo di polizia penitenziaria, con mezzi un po' troppo pesanti avrebbe punito nei giorni precedenti alla sua morte Marcello Lonzi.

In sostanza "Marcellino", era stato preso a botte prima di quell'11 luglio del 2003 a causa dei suoi atteggiamenti poco in linea con le regole del carcere. Lonzi era un tossicodipendente che utilizzava spesso e volentieri i fornellini da campeggio per "sniffare" gas. Pratica che non veniva tollerata di certo da chi era addetto alla sorveglianza delle celle. E' quindi certo che nei giorni precedenti a quel tragico 11 luglio Marcello Lonzi avesse già passato alcuni giorni in isolamento e lì avrebbe subito percosse. La magistratura sarebbe riuscita a ricostruire tutto questo dando quindi un'altra chiave di lettura alle indagini in corso in via di conclusione. Il pm Antonio Giaconi sta ancora attendendo la terza perizia medico legale che dovrà arrivare sulla sua scrivania direttamente da Siena entro la fine del mese di settembre. Poi ancora qualche ultimo interrogatorio e infine la conclusione delle indagini prevista entro la fine dell'anno.
Adesso dunque mancherebbe soltanto da ricostruire per filo e per segno cosa accadde quel giorno per poter dimostrare che Marcello Lonzi subì delle percosse che lo portarono alla morte. Le perizie medico legali fino ad oggi analizzate dalla Procura hanno sempre dimostrato come Lonzi sia morto per un arresto cardiaco.

Adesso c'è da capire se qualche elemento esterno stressante (come ad esempio le percosse) abbia potuto determinare l'arresto del cuore del detenuto. Venerdì la madre di Lonzi, Maria Ciuffi, è stata ricevuta dal Procuratore della Repubblica Francesco De Leo, con il quale ha parlato dello stato delle indagini per circa un'ora. A dimostrazione del fatto di come la giustizia voglia dire ancora la sua in questa storia.

Giacomo Niccolini

tratto da Il Corriere di Livorno del 30 agosto 2009

fonte www.senzasoste.it

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