11 dic 2008

Ah...l'italia

Il prossimo mese i cieli della penisola saranno attraversati da una nuova "entità" e se ne sa ancora veramente poco. Fossero Ufo sarebbe più facile...invece no, è la C.A.I. ossia il risultato di un bordello di Stato (o meglio di governo dato che definire l'Italia uno Stato mi sembra un lusinghiero vezzeggiativo). La C.A.I. è la figlia storpia di una fusione tra l'Alitalia ed Air One studiata ad hoc per offrire agli studiosi di economia un caso di mala gestio su cui interrogarsi per i prossimi 3 anni...e non sono numeri a caso. Andiamo per gradi: l'Alitalia è stata sul punto di dichiarare fallimento per anni. Anche Prodi, negli ultimi mesi di mandato, mentre si stava organizzando a tavolino la crisi di governo, ha cercato strategie per risollevare le sorti della compagnia di bandiera e l'unica ipotesi possibile all'epoca era la vendita ai francesi, ossia Air France. I sindacati si alzarono dal tavolo delle trattative perchè la cessione ai francesi avrebbe significato accettare un piano industriale troppo sacrificante dal punto di vista dei lavoratori: troppi esuberi. E poi c'era Berlusconi che contemporaneamente, in campagna elettorale, prometteva soluzioni geniali per lasciare in mano agli italiani la loro storica compagnia. In troppi ci hanno creduto...ecco i risultati. La fusione con Air One significa ridurre di 1/3 la flotta aerea, cioè Alitalia ed Air One insieme faranno volare meno aerei di quanti ne facesse volare prima Alitalia da sola. Molti aerei di Alitalia saranno dismessi e si prenderanno in leasing (cioè una sorta di affitto), PAGANDOLI, aerei di Air One. Con la dismessione degli aerei Alitalia, giudicati obsoleti, non volerà più neanche il personale impiegato, da gennaio cassaintegrato (e dovrebberro essere circa 30 mila). Più dell'80% dei voli di C.A.I. sarà nazionale: gli italiani per andare all'estero saranno costretti a rivolgersi comunque a comagnie straniere e i guadagni previsti per C.A.I sono molto in dubbio...gli esperti del settore dicono che il guadagno nei trasporti aerei si fa sulle tratte internazionali dato che il costo del carburante ha un'incidenza maggiore nella fase del decollo e dell'atterraggio. Ma adesso viene il meglio: tutto ciò avverrà in una situazione di monopolio legale: con un decreto del Governo è stato impedito all'Antitrust (l'autorità che dovrebbe occuparsi di garantire nel mercato nazionale la libera concorrenza) di ficcare il naso nella quastione C.A.I per 3 anni. Forse non è chiaro: per 36 mesi il governo ha legittimato il monopolio C.A.I nel settore dei trasporti aerei giustificandolo con la necessità di dover dare del tempo alla nuova compagnia per riorganizzarsi. Quindi 1/3 di voli in meno e un aumento del prezzo dei biglietti stimato intorno al 30%. Il governo cerca di legittimarsi tramite i portavoce di cartapesta che manda in giro per le trasmissioni televisive: così pagheranno solo i viaggiatori e non i contribuenti che per anni hanno visto destinare i loro soldi alle cassa Alitalia per riaddrizzare bilanci in perdita ormai dal 1992. Ma forse si salta un passaggio fondamentale: chi aveva il potere di nominare i dirigenti Alitalia? Chi ha avvallato la mala gestio non revocando le nomine? Chi ha "punito" i vecchi manager Alitalia, gli stessi che l'hanno condotta al tracollo finanziario, con una buona uscita di 13 milioni di euro? E soprattutto, chi ha il coraggio di chiamare "patrioti" i vertici di quella che sarà la C.A.I, i 18 ultramiliardari investitori italiani che hanno deciso di assecondare questo assurdo progetto monopolistico e partecipano alla cena di inaugurazione della "nuova entità" arrivando in auto blu e infischiandosene delle proteste dei piloti e lavoratori cassaintegrati?

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